Page 315 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA LEGISLAZIONE ITALIANA SUI CRIMINI DI GUERRA
La tutela del nemico prigioniero era infatti molto esplicitamente garantita
dall’Articolo 211: “Fuori dei casi preveduti dai due articoli precedenti, il militare,
che usa violenza o minaccia o commette ingiuria contro un prigioniero di guer-
ra, è punito con le stesse pene, che la legge stabilisce per tali fatti quando sono
commessi da un militare contro un suo inferiore. La stessa disposizione si appli-
ca relativamente al prigioniero di guerra preposto dall’autorità militare italiana
alla disciplina del drappello o reparto di prigionieri, quando egli commette alcu-
no dei fatti suindicati contro un prigioniero di guerra del drappello o reparto” .
(4)
Parimenti era tutelata la popolazione civile all’Articolo 185: “Il militare,
che, senza necessità o, comunque, senza giustificato motivo, per cause non
estranee alla guerra, usa violenza contro privati nemici, che non prendono parte
alle operazioni militari, è punito con la reclusione militare fino a due anni.
Se la violenza consiste nell’omicidio, ancorché tentato o preterintenzionale,
o in una lesione personale gravissima o grave, si applicano le pene stabilite dal
codice penale. Tuttavia, la pena detentiva temporanea può essere aumentata.
Le stesse pene si applicano agli abitanti del territorio dello Stato nemico
occupato dalle Forze Armate dello Stato italiano, i quali usano violenza contro
alcuna delle persone a esse appartenenti” .
(5)
Le pene previste dagli artt. 575 e 577 del Codice Penale erano assai severe:
ventuno anni per l’omicidio intenzionale, l’ergastolo se incorrevano le circo-
stanze aggravanti previste all’art. 61.
3. L’applicazione e la disapplicazione del CPMG
Gli studi sull’Italia come potenza occupante, sia pure con lieve ritardo
rispetto a quelli sulla politica coloniale, sono oggi ad un livello abbastanza
approfondito, e hanno rilevato da parte dell’Esercito italiano, allora Regio
Esercito, un numerosa serie di violazioni delle leggi di guerra nel corso degli
anni 1940-43 .
(6)
(4) Pubblicazione n. 3851 del Ministero della Guerra, Codici penali militari di pace e di guerra, 1942.
(5) Ibidem.
(6) La bibliografia a questo riguardo è piuttosto copiosa, ci si limita in questa sede a richiamare
alcuni dei testi più significativi relativi al secondo conflitto mondiale: Filippo Focardi, Il cat-
tivo tedesco e il buon italiano, Bari, Laterza, 2013; idem, Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto
fra Italia e Germania Federale. 1949-1955, Roma, Carocci, 2008; Costantino Di Sante (a cura di),
Italiano senza onore: i crimini in Jugoslavia ei processi negati 1941-51, Roma, Ombre corte 2005;
Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce, Torino, Einaudi, 2006; Federico Goddi,
L’occupazione italiana del Montenegro, Gorizia, LEG, 2016; Michele Battini, Peccati di memoria,
Bari, Laterza, 2003; Amedeo Osti Guerrazzi, Noi non sappiamo odiare, Torino, UTET, 2020.
Significativo, inoltre, come prima testimonianza sui fatti pubblicata, Pietro Brignoli, Santa
messa per i miei fucilati, Milano, Longanesi, 1973.
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