Page 291 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA VITA A ROMA NEL 1943 DALLE PAGINE DEI QUOTIDIANI
13 agosto secondo bombardamento della città;
14 agosto Roma è dichiarata unilateralmente “Città Aperta”;
8 settembre armistizio dell’Italia con gli Alleati;
Notte tra l’8 e il 9 settembre il re Vittorio Emanuele II lascia Roma alla
volta di Pescara e di lì raggiungere Brindisi insieme alla Regina, al principe
Umberto, al maresciallo Badoglio e allo Stato Maggiore;
9 settembre, lasciato senza comandi l’esercito italiano piomba nel caos
ma singoli reparti insieme ai civili organizzano la difesa di Roma, in particolare
nella zona di Porta San Paolo, dando inizio alla Resistenza;
16 ottobre rastrellamento del Ghetto ebraico e deportazione dei romani
di religione ebraica.
Ma come scorreva la quotidianità degli oltre 1.155.722 (censimento Istat
del 1936) abitanti di Roma in quel 1943?
Prima di tutto bisogna precisare che non tutti vissero allo stesso modo
quell’anno e se si registra una memoria collettiva relativa ai fatti storici accaduti,
esiste di contro una memoria personale che si differenzia da caso a caso. I romani
di religione ebraica vivevano una quotidianità segnata da privazioni e insicurezze
molto differente da quella vissuta dai romani di religione cristiana. Gli ebrei ita-
liani, dopo le prime leggi razziali del 1938, furono colpiti da molti provvedimenti
amministrativi che ne limitarono pesantemente l’esistenza spingendo molti di essi
(circa seimila, tra il 1938 e il 1943) all’emigrazione. Tantissime attività e numerosi
mestieri vennero loro vietati, non potevano essere amministratori o portieri di
case abitate da ariani, commercianti di preziosi, fotografi, venditori di libri, articoli
per bambini, carte da gioco e oggetti di cartoleria. Gli furono inoltre vietate la
licenza di pescatore dilettante, la pubblicazione di annunci mortuari, l’inserimento
del proprio nome negli elenchi del telefono, la detenzione e la vendita di radio,
l’adesione a società sportive o ricreative. La data che segnò una svolta nella vita di
tutti i romani, senza distinzione di età, sesso, religione o ceto sociale fu il 19 luglio
con il primo bombardamento di Roma noto con il nome di “bombardamento di
San Lorenzo”. Da quel giorno e per i successivi dieci mesi circa la popolazione
tutta entrò in diretto contatto con la guerra: non solo bombardamenti (circa cin-
quantuno che proseguiranno fino al giugno del 1944) ma anche restrizioni, copri-
fuoco, fame e poi dopo l’Armistizio dell’8 settembre anche azioni partigiane, per-
quisizioni, rastrellamenti, arresti, torture, deportazioni, eccidi. Attraverso la lettura
delle notizie presenti nella cronaca di Roma di alcuni giornali dell’epoca, possia-
mo ricavare tutta una serie di notizie, da quelle di ordine pubblico a quelle di
intrattenimento, utili a comprendere quale poteva essere la percezione della guer-
ra da parte dei romani e come questi vivevano la quotidianità ottant’anni fa.
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