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LA VITA A ROMA NEL 1943 DALLE PAGINE DEI QUOTIDIANI




                      13 agosto secondo bombardamento della città;
                      14 agosto Roma è dichiarata unilateralmente “Città Aperta”;
                      8 settembre armistizio dell’Italia con gli Alleati;
                      Notte tra l’8 e il 9 settembre il re Vittorio Emanuele II lascia Roma alla
               volta  di  Pescara  e  di  lì  raggiungere  Brindisi  insieme  alla  Regina,  al  principe
               Umberto, al maresciallo Badoglio e allo Stato Maggiore;
                      9 settembre, lasciato senza comandi l’esercito italiano piomba nel caos
               ma singoli reparti insieme ai civili organizzano la difesa di Roma, in particolare
               nella zona di Porta San Paolo, dando inizio alla Resistenza;
                      16 ottobre rastrellamento del Ghetto ebraico e deportazione dei romani
               di religione ebraica.
                    Ma come scorreva la quotidianità degli oltre 1.155.722 (censimento Istat
               del 1936) abitanti di Roma in quel 1943?
                    Prima  di  tutto  bisogna  precisare  che  non  tutti  vissero  allo  stesso  modo
               quell’anno e se si registra una memoria collettiva relativa ai fatti storici accaduti,
               esiste di contro una memoria personale che si differenzia da caso a caso. I romani
               di religione ebraica vivevano una quotidianità segnata da privazioni e insicurezze
               molto differente da quella vissuta dai romani di religione cristiana. Gli ebrei ita-
               liani, dopo le prime leggi razziali del 1938, furono colpiti da molti provvedimenti
               amministrativi che ne limitarono pesantemente l’esistenza spingendo molti di essi
               (circa seimila, tra il 1938 e il 1943) all’emigrazione. Tantissime attività e numerosi
               mestieri vennero loro vietati, non potevano essere amministratori o portieri di
               case abitate da ariani, commercianti di preziosi, fotografi, venditori di libri, articoli
               per bambini, carte da gioco e oggetti di cartoleria. Gli furono inoltre vietate la
               licenza di pescatore dilettante, la pubblicazione di annunci mortuari, l’inserimento
               del proprio nome negli elenchi del telefono, la detenzione e la vendita di radio,
               l’adesione a società sportive o ricreative. La data che segnò una svolta nella vita di
               tutti i romani, senza distinzione di età, sesso, religione o ceto sociale fu il 19 luglio
               con il primo bombardamento di Roma noto con il nome di “bombardamento di
               San Lorenzo”. Da quel giorno e per i successivi dieci mesi circa la popolazione
               tutta entrò in diretto contatto con la guerra: non solo bombardamenti (circa cin-
               quantuno che proseguiranno fino al giugno del 1944) ma anche restrizioni, copri-
               fuoco, fame e poi dopo l’Armistizio dell’8 settembre anche azioni partigiane, per-
               quisizioni, rastrellamenti, arresti, torture, deportazioni, eccidi. Attraverso la lettura
               delle notizie presenti nella cronaca di Roma di alcuni giornali dell’epoca, possia-
               mo ricavare tutta una serie di notizie, da quelle di ordine pubblico a quelle di
               intrattenimento, utili a comprendere quale poteva essere la percezione della guer-
               ra da parte dei romani e come questi vivevano la quotidianità ottant’anni fa.

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