Page 253 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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DUE TENENTI NELLA TORMENTA
ROMEO RODRIGUEZ PEREIRA E ATTILIO BOLDONI
Avveniva poi che una giusta e logica cautela salva fortunatamente la vita al nostro prota-
gonista: Al termine del rapporto, Aversa e de Carolis devono recarsi dal tenente colonnello
Frignani per metterlo al corrente di quanto è stato stabilito nella riunione. Insieme ai due Ufficiali
deve andare anche il Tenente Boldoni che è preoccupato perché sarebbe giunto con notevole ritardo
al posto di lavoro ove la sua attività aveva già sollevato dubbi in un solerte e poco patriottico fun-
zionario. Presentandosi alcune ore dopo avrebbe aggravato la sua posizione. Il maggiore de Carolis
aderisce alla richiesta e con Aversa si reca alle 11:00 in via G. Battista de Rossi n. 20 ove ven-
gono catturati dai tedeschi. Il destino è benevolo con il nostro protagonista che salva la vita ancora
una volta [...] Al Maggiore de Carolis spesso va il pensiero riconoscente! Infatti se invece di auto-
rizzarlo avesse insistito, una tomba in più alle «Ardeatine» avrebbe accolto le sue ossa [...] .
(12)
Proprio il 23 gennaio 1944, la Gestapo arrestava il tenente colonnello
Giovanni Frignani, il maggiore Ugo De Carolis e il capitano Raffaele Aversa. Il
nostro Attilio Boldoni, come abbiamo appena letto dal suo stesso racconto, si
salvò per un puro caso, grazie proprio al maggiore De Carolis.
Negli stessi giorni, la sorte di Romeo Rodríguez Pereira, già in carcere, si
intrecciava sempre più con quella della giovane moglie Marcella Duce. Dopo la
retata del 10 dicembre, Marcella, insieme a Rina, moglie del tenente Genserico
Fontana, cercarono di corrompere un sottufficiale nazista addetto alla vigilanza
dei due ufficiali, offrendo i gioielli di famiglia per liberarli. Scoperte in flagranza,
furono arrestate. Anche le due giovani spose subirono lunghi interrogatori e
violenze psicologiche. I tedeschi provavano ad estorcere loro informazioni sulle
attività svolte dai mariti e dal Fronte Clandestino. Le loro bocche rimasero chiu-
se. Giovanissime (Marcella aveva vent’anni e Rina ventitre), le due spose dimo-
strarono la stessa fedeltà dei mariti, condividendone la sofferenza in prigione.
La storia è, poi, purtroppo tristemente nota. Il 23 marzo 1944, nel giorno
dell’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, i GAP (Gruppi di
Azione Patriottica) attaccavano in via Rasella l’11 compagnia del III battaglione
a
del Polizeiregiment “Bozen”, reduce da esercitazioni di tiro a Ponte Milvio. Alle
19:30 arrivava l’ordine ufficiale da Berlino: per ogni tedesco ucciso dovevano
essere subito fucilati dieci italiani. Della rappresaglia era incaricato il colonnello
Kappler, già protagonista della deportazione dei Carabinieri e degli ebrei nel-
l’ottobre precedente. Aveva inizio così l’allucinante e tragica vicenda della pre-
parazione della lista dei “Todeskandidaten”, i candidati a morte. Sarebbero stati
335 italiani, di cui 75 ebrei. 285 nominativi erano presenti in una lista di Kappler
(tra questi vi erano anche dodici Carabinieri, ritenuti estremamente pericolosi) e cinquanta
in una fornita da Pietro Caruso, questore di Roma durante l’occupazione tede-
sca, poi condannato a morte con fucilazione alla schiena.
(12) A. Boldoni, Una Famiglia nella Storia cit., p. 67.
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