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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Da prigioniero, fu condotto nel famigerato carcere di via Tasso gestito dalle
             SS e poi al III braccio di Regina Coeli, dove veniva più volte torturato, ma senza
             tradire mai nessuno. Il 2 gennaio 1944, presso l’abitazione del commendatore
             Cottafavi, in Via B. Oriani n. 73, si teneva una riunione clandestina con il colon-
             nello  Giuseppe  Cordero  Lanza  di  Montezemolo,  Comandante  del  Fronte
             Militare Clandestino, e con i principali responsabili della guerra di liberazione.
             Erano presenti, tra gli altri, anche i capitani dei Carabinieri Raffaele Aversa e
             Carmelo Blundo. In quella riunione, furono considerate anche le capacità opera-
             tive, organizzative e i bisogni di tutta la struttura clandestina dell’Arma a Roma.
                  In particolare, la Capitale fu divisa in sei zone, corrispondenti a sei
             Nuclei Carabinieri:
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                    1  Zona: S. Lorenzo in Lucina -tenente Basignani;
                    2  Zona: Viminale - Nucleo, il maresciallo Di Jorio;
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                    3  Zona:  Piazza Bologna - sottotenente Boldoni;
                    4  Zona: Viale Mazzini - Comandante del Nucleo, il brigadiere Votto;
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                    5  Zona: Trastevere - Comandante del Nucleo, il tenente Filippi;
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                    6  Zona: Ostiense - Comandante del Nucleo, il tenente Passaro.
                  Il  nostro  Attilio  Boldoni  diventava  così  il  più  giovane  Comandante  di
             Nucleo Carabinieri, tra i sei effettivi nella Capitale. Aveva da poco compiuto ven-
             tidue anni. A Roma, l’attesa dell’arrivo degli americani cresceva ogni giorno di
             più, così come la violenza dei nazisti, che cercavano di stanare i partigiani. I com-
             battenti clandestini limitavano al massimo gli incontri per timore di essere sco-
             perti ed arrestati. Come poi raccontato dal sottotenente Boldoni: Allo sbarco degli
             alleati ad Anzio, avvenuto il 22 gennaio 1944, sentendo in lontananza il cannoneggiare e rite-
             nendo che in pochi giorni gli alleati sarebbero arrivati nella Capitale, si svolge una riunione dei
             capi responsabili dell’organizzazione clandestina dell’Arma. Alle ore 06:00 del giorno 23
             gennaio, nell’abitazione del maggiore Guercio di S.M. in via Aureliana 23 si riuniscono:
                    i tenenti Imbellone, Basignani, Filippi, Cassanese, Grassini e Boldoni;
                    i marescialli Francario, Di Iorio e Votto.
                  Sono presenti il maggiore Ugo de Carolis, Capo di Stato Maggiore della «Banda»
             (anche lui fucilato alle Fosse Ardeatine, ndr), ed il maggiore Guercio che avrebbe dovuto
             presidiare la caserma di Castro Pretorio. Il capitano Aversa riassume i compiti di ciascun
             reparto, raccomanda di tenere gli uomini alla mano e di rimuovere le armi dai nascondigli per
             entrare in azione da un momento all’altro e procedere all’occupazione degli obiettivi. Viene sta-
             bilita la parola d’ordine: «Il vino bianco arriva oggi», che significava procedere all’occupazione
             degli obiettivi entro un’ora senza far affidamento su quelli della Guardia di Finanza. Oppure:
             «Il vino rosso arriva domani» ed in questo caso l’occupazione degli obiettivi doveva effettuarsi
             a dieci ore di distanza dall’emanazione dell’ordine con l’ausilio della Guardia di Finanza.


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