Page 155 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO




               territoriale dei Carabinieri Reali di Roma - il 6 novembre 1944 - inviò all’Uffizio
               Servizio del Comando della Legione una dettagliata ricostruzione dell’accaduto,
               proponendo la concessione della Medaglia d’oro al valor militare con questa
               motivazione: Catturato dai tedeschi e, per barbara rappresaglia di un presunto attentato,
               condannato alla fucilazione insieme a ventidue ostaggi civili, dopo avere con essi, secondo il
               feroce costume nazista, scavato la fossa in cui tutti dovevano essere seppelliti, sereno e calmo
               fra il generale terrore, si autoaccusava unico autore dell’attentato, ottenendo col suo sublime
               sacrificio la salvezza di ventidue innocenti. Con cosciente eroica fermezza affrontava impavido
               la morte e cadeva, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici, al grido di “Viva l’Italia”.
                    La decorazione per il nobile e generoso gesto venne ufficialmente conces-
               sa a Salvo D’Acquisto “alla memoria” con il Decreto luogotenenziale del 25
               febbraio 1945, con questa definitiva motivazione:
                    Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita, sul
               luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde nazi-
               ste, insieme con ventidue ostaggi civili del territorio della sua stazione, pur essi innocenti, non
               esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tede-
               sche. Affrontava così, da solo, impavido, la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi car-
               nefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa
               dell’Arma.
                    L’8 giugno 1947 la salma di D’Acquisto venne riportata a Napoli, accolta
               da una moltitudine di concittadini che, due giorni più tardi, l’accompagnarono
               nel Sacrario dei caduti nel Mausoleo di Posillipo. Sul luogo del martirio resta la
               stele  eretta  nel  1960,  sulla  quale  si  legge:  Qui,  guardando  il  suo  mare,  Salvo
               D’Acquisto, Vice Brigadiere dei Carabinieri, offrì alla Patria la sua fiorente giovinezza.
                    Il 23 ottobre 1986 il feretro venne traslato su un affusto di cannone nella
               prima cappella di sinistra della basilica di Santa Chiara.
                    Salvo D’Acquisto è un uomo vero; per questo è patrimonio, è ricchezza, è onore, è gloria
               dell’umanità, scandì l’allora ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro. E personal-
               mente ricordo la convinzione che mi confidò il cardinale Corrado Ursi, del quale ero addetto
               stampa, mentre seguivamo il solenne corteo: «La visione della risurrezione era presente in
               D’Acquisto nel momento stesso della morte». Un concetto pubblicamente approfondito subito
               dopo, nell’omelia della celebrazione eucaristica, quando l’arcivescovo partenopeo affermò fra
               l’altro che «il messaggio che ci lancia Salvo D’Acquisto è che tutti gli uomini devono essere
               solidali con gli altri uomini». Il giorno precedente si era svolta una toccante ceri-
               monia  nella  caserma  “Pastrengo”  del  Comando  Provinciale  Carabinieri  di
               Napoli, nei pressi di piazza Carità, dove si trova la scultura in acciaio realizzata
               dall’artista partenopea Lydia Cottone e installata il 21 marzo 1971 alla presenza
               dell’allora presidente del Consiglio Emilio Colombo.


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