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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  La ragazza, che pur non era particolarmente religiosa, fu affascinata dalla
             spiritualità di Salvo e pian piano cominciò anch’ella a frequentare la chiesa. Un
             giorno, gli scrisse di aver fatto un pellegrinaggio a Pompei e di aver pregato per
             lui ai piedi dell’icona mariana. Poi aggiunse di non essere riuscita ad acquistare
             una medaglietta della Vergine del Rosario, ma di aver comunque trovato un’im-
             maginetta del Sacro Cuore, che gli accluse nella missiva.
                  Quella iniziale simpatia, però, si mantenne unicamente nel solco di una
             sincera  amicizia,  anche  quando  nell’autunno  del  1941,  durante  la  sua  prima
             licenza, il giovane poté tornare a Napoli e andarla a conoscere personalmente.
                  Con un prolungamento della convalescenza, Salvo restò tre mesi in Italia
             e il ritorno in Africa avvenne il 19 gennaio 1942. Pochi giorni più tardi, rimase
             coinvolto nel naufragio della nave dove era in servizio di scorta, colpita da un
             siluro nemico. Riuscì a gettarsi in acqua e a nuotare lontano dal relitto che, men-
             tre affondava, risucchiava uomini e detriti che erano nei dintorni. Dopo alcune
             ore giunse una nave di soccorso e anche lui venne recuperato in condizioni di
             semiassideramento, che lo costrinsero a un nuovo ricovero ospedaliero. Al rien-
             tro in caserma, un suo superiore, che ne apprezzava molto l’impegno e l’intel-
             ligenza, lo convinse a presentare la domanda per sottufficiale.
                  Dopo essere stato raffermato per altri tre anni, il 15 agosto 1942, agli inizi
             di  settembre  Salvo  giunse  a  Firenze  e,  superato  brillantemente  l’esame  di
             ammissione, il 13 settembre fu aggregato alla Scuola centrale dove avrebbe fre-
             quentato il corso allievi sottufficiali. Si trattava di un periodo intensivo di soli
             tre  mesi,  al  posto  dei  consueti  nove,  che  gli  consentì  di  diventare  Vice
             Brigadiere con decorrenza dal 15 dicembre 1942.


             3.  L’esplosione che non fu un attentato
                  Una settimana più tardi, il 22 dicembre, ebbe la prima destinazione da sot-
             tufficiale,  presso  la  Stazione  di  Torrimpietra,  una  quindicina  di  chilometri  a
             ovest di Roma. Nonostante la giovanissima età e la freschezza della nomina,
             aveva il compito di svolgere provvisoriamente le funzioni di comandante, poi-
             ché il maresciallo che la guidava era appena andato in congedo.
                  Scendendo dal treno che dalla Capitale lo aveva portato alla fermata di
             Palidoro, trovò il casellante Angelo che gli diede le indicazioni per raggiungere
             il  castello  di  Torrimpietra,  sede  dei  Carabinieri,  circa  quattro  chilometri  di
             distanza da percorrere a piedi.
                  Lì lo attendevano cinque dei suoi sottoposti, mentre gli altri cinque erano
             distaccati al posto di blocco permanente di ponte Statua, lungo la via Aurelia.


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