Page 150 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
La ragazza, che pur non era particolarmente religiosa, fu affascinata dalla
spiritualità di Salvo e pian piano cominciò anch’ella a frequentare la chiesa. Un
giorno, gli scrisse di aver fatto un pellegrinaggio a Pompei e di aver pregato per
lui ai piedi dell’icona mariana. Poi aggiunse di non essere riuscita ad acquistare
una medaglietta della Vergine del Rosario, ma di aver comunque trovato un’im-
maginetta del Sacro Cuore, che gli accluse nella missiva.
Quella iniziale simpatia, però, si mantenne unicamente nel solco di una
sincera amicizia, anche quando nell’autunno del 1941, durante la sua prima
licenza, il giovane poté tornare a Napoli e andarla a conoscere personalmente.
Con un prolungamento della convalescenza, Salvo restò tre mesi in Italia
e il ritorno in Africa avvenne il 19 gennaio 1942. Pochi giorni più tardi, rimase
coinvolto nel naufragio della nave dove era in servizio di scorta, colpita da un
siluro nemico. Riuscì a gettarsi in acqua e a nuotare lontano dal relitto che, men-
tre affondava, risucchiava uomini e detriti che erano nei dintorni. Dopo alcune
ore giunse una nave di soccorso e anche lui venne recuperato in condizioni di
semiassideramento, che lo costrinsero a un nuovo ricovero ospedaliero. Al rien-
tro in caserma, un suo superiore, che ne apprezzava molto l’impegno e l’intel-
ligenza, lo convinse a presentare la domanda per sottufficiale.
Dopo essere stato raffermato per altri tre anni, il 15 agosto 1942, agli inizi
di settembre Salvo giunse a Firenze e, superato brillantemente l’esame di
ammissione, il 13 settembre fu aggregato alla Scuola centrale dove avrebbe fre-
quentato il corso allievi sottufficiali. Si trattava di un periodo intensivo di soli
tre mesi, al posto dei consueti nove, che gli consentì di diventare Vice
Brigadiere con decorrenza dal 15 dicembre 1942.
3. L’esplosione che non fu un attentato
Una settimana più tardi, il 22 dicembre, ebbe la prima destinazione da sot-
tufficiale, presso la Stazione di Torrimpietra, una quindicina di chilometri a
ovest di Roma. Nonostante la giovanissima età e la freschezza della nomina,
aveva il compito di svolgere provvisoriamente le funzioni di comandante, poi-
ché il maresciallo che la guidava era appena andato in congedo.
Scendendo dal treno che dalla Capitale lo aveva portato alla fermata di
Palidoro, trovò il casellante Angelo che gli diede le indicazioni per raggiungere
il castello di Torrimpietra, sede dei Carabinieri, circa quattro chilometri di
distanza da percorrere a piedi.
Lì lo attendevano cinque dei suoi sottoposti, mentre gli altri cinque erano
distaccati al posto di blocco permanente di ponte Statua, lungo la via Aurelia.
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