Page 149 - Rassegna 2023 Numero Speciale
P. 149
NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO
Dopo pochi giorni scrisse ai familiari una lettera densa di nostalgia, ma
anche di speranza: Fin dal primo giorno ho preso questa nuova vita con santa rassegna-
zione e mi auguro che sia così per tutta la durata del corso. Per la preparazione degli
aspiranti, veniva utilizzato un Manuale nel quale si leggevano, fra l’altro, alcune
sollecitazioni che rimasero impresse nella mente del giovane: L’onore vi farà com-
prendere la responsabilità dei vostri atti, e quindi farà che siate onesti, giusti, sinceri, leali,
subordinati. [...] L’uomo, posponendo il proprio interesse a quello altrui, sacrifica sé stesso e
compie alti sacrifici purché ad altri possa riuscire utile. La nomina a effettivo gli giunse
il 15 gennaio 1940, con destinazione la Legione territoriale di Roma e, da quel
momento, cominciò a inviare a casa quanto poteva della sua paga. I primi impe-
gni furono per il mantenimento dell’ordine pubblico, tant’è che, il 10 giugno
1940, si ritrovò a pochi passi da Palazzo Venezia, mentre Benito Mussolini
arringava la folla e annunciava che la dichiarazione di guerra era già stata con-
segnata agli ambasciatori britannico e francese.
Dal giorno successivo, il suo nuovo incarico fu presso il nucleo per le fab-
bricazioni di guerra, fino a quando, il 28 ottobre, venne distaccato presso la
a
608 Sezione mobile, assegnata a una base dell’Aeronautica in Africa setten-
trionale. Il viaggio in nave da Napoli a Tripoli durò otto giorni, dal 15 al 23
novembre 1940, e la destinazione finale fu la fascia costiera fra Tripoli e
Bengasi, dove c’erano diversi aeroporti. D’Acquisto venne impegnato in par-
ticolare nel servizio di scorta durante i trasferimenti di automezzi e truppe, ma
in una circostanza dovette accompagnare in Italia, sempre in nave, un gruppo
di militari feriti. Il 14 febbraio 1941, rientrato in Africa, si trovò coinvolto in
un grave incidente stradale dal quale uscì con diverse ferite alle gambe, che lo
obbligò a due settimane di convalescenza nell’ospedale di Bengasi. Un altro
mese di ricovero fu invece necessario nell’estate successiva per consentirgli la
guarigione da una grave infezione intestinale.
Intanto Salvo aveva avviato un dialogo epistolare con Maria Calignano,
una ventiduenne napoletana che si era resa disponibile come sua “madrina di
guerra” e partecipava al gruppo di ragazze che si ripromettevano di sostenere i
coetanei alle armi, esprimendo loro la gratitudine dei loro connazionali per il
sacrificio che stavano compiendo. Maria restò particolarmente colpita dai sen-
timenti che Salvo esprimeva nelle sue lettere, dove le raccontava quel che poteva
delle vicende africane e si lanciava anche in descrizioni dense di poesia: Il mio
alloggio è situato vicino al mare, mare bello come quello della nostra Napoli. E spesso l’alba
mi sorprende in piedi sulla spiaggia ad attenderla; e io l’attendo con l’animo sospeso. Qui l’al-
ba è infinitamente bella, sorge impetuosa sbaragliando le nubi e facendo brillare il mare come
un’immensa distesa d’oro fuso.
145

