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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Ad accusarlo era in particolare un maresciallo (erroneamente citato con
             l’inesistente cognome Wemgamen) che, tramite l’interprete, affermava che spet-
             tava ai Carabinieri, in quanto polizia militare, mantenere l’ordine pubblico e
             garantire la sicurezza delle forze armate tedesche.
                  Come ritorsione, il maresciallo ordinò un rastrellamento degli abitanti di
             Torrimpietra. Alcuni camion tedeschi bloccarono le strade intorno al borgo e
             una cinquantina di persone - fra cui molti vecchi, bambini e donne - vennero
             radunati in piazza e minacciati di essere passati per le armi, se non avessero rive-
             lato il luogo in cui si nascondevano i Finanzieri.
                  Tutti però continuarono a proclamare che non ne sapevano nulla e che
             erano convinti che non ci fosse stato alcun sabotaggio.
                  Nel frattempo, da alcuni colloqui intercorsi fra i nazisti, Salvo aveva com-
             preso che Passante sarebbe rientrato in zona con il treno da Roma delle 16:00
             e, in un momento di distrazione dei soldati, riuscì a informare una donna, affin-
             ché si recasse alla fermata precedente per avvertire il maresciallo della Finanza
             e consentirgli così di evitare l’arresto.


             4.  Il sacrificio per la salvezza altrui
                  Intorno alle 12:00 del 23 settembre 1943, il camion con D’Acquisto e altri
             ventidue ostaggi si avviò verso la torre di Palidoro. Tutti furono fatti scendere
             là dove i nazisti avevano cominciato a realizzare una trincea anticarro e ricevet-
             tero l’ordine di proseguire lo scavo. Ciascuno di loro ebbe immediatamente la
             consapevolezza che stava scavando la propria fossa e l’angoscia cominciò ad
             attanagliare il cuore e la mente. Alcuni si rivolsero proprio al vice brigadiere,
             sollecitandolo a intervenire ulteriormente per chiarire la situazione e affermare
             la loro innocenza.
                  D’improvviso, Salvo chiese di parlare al comandante del plotone d’esecu-
             zione  e  fra  loro  si  svolse  un  serrato  dialogo.  Al  rientro  nella  fossa,  il
             Carabiniere spiegò le prospettive ai compagni di sventura. Questa la ricostru-
             zione di Rita Pomponio: Quello che dovevo fare l’ho fatto. Da ciò che ho detto penso che
             voi sarete tutti salvi. Forse è soltanto me che uccideranno... del resto, non bisogna avere paura
             della morte... una volta si nasce e una volta si muore. Io ho fatto tutto quello che potevo per
             salvarvi. E credo di essere riuscito a smuovere qualcosa. Ma ora dobbiamo aspettare che
             arrivi l’ufficiale che sta al Comando di Ladispoli. Questo con cui ho parlato ha detto che
             lui è soltanto un sottufficiale e non può assumersi nessuna responsabilità. Bisogna vedere
             cosa decide il loro comandante riguardo alla mia richiesta. Con questa gente non si sa mai
             quello che pensa.


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