Page 151 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO
L’impressione che tutti ne ebbero, secondo le testimonianze rilasciate in
seguito, fu di grande capacità professionale, unita alla bontà nei rapporti umani
e al senso di responsabilità che lo portava ad assumersi in prima persona i com-
piti più faticosi e difficili. Salvo via via aveva anche avviato contatti personali
con molti abitanti dei dintorni, riuscendo ad appianare le liti che erano frequenti
in quella situazione di disagio e di miseria. Dopo sette mesi dal suo arrivo, il 12
luglio 1943, arrivò finalmente il nuovo comandante, il trentaduenne maresciallo
Alfonso Monteforte, che da subito apprezzò le doti di Salvo, delegandogli tran-
quillamente molteplici incombenze. Intanto il giovane aveva cominciato a fre-
quentare più assiduamente l’abitazione del casellante, accorgendosi di provare
un sentimento verso la sua figlia maggiore, Giuliana, che dava anch’ella segni di
contraccambiare quell’affetto.
L’8 settembre, la notizia dell’armistizio scosse anche l’abitato di
Torrimpietra e tutti si chiedevano che cosa sarebbe accaduto da quel momento,
soprattutto a nord delle zone già liberate dagli Alleati. Salvo aveva maturato la
decisione di restare in ogni caso al fianco della popolazione e sollecitò invece il
maresciallo Monteforte a recarsi a Roma per mettere in salvo i familiari, che inten-
deva condurre in Ciociaria. Da metà settembre, il vice brigadiere tornò così a esse-
re il più alto in grado su quel territorio. Dopo pochi giorni, giunse a Palidoro un
reparto di paracadutisti tedeschi delle Waffen-SS, che occuparono come loro base
operativa la torre di Palidoro, fino ad allora caserma della Guardia di Finanza.
Nel pomeriggio di mercoledì 22 settembre, mentre i nazisti vi stavano
effettuando una perquisizione, da un locale al secondo piano della torre si udì
un forte scoppio, che squarciò il sospeso silenzio del circondario.
L’esplosione era stata causata da alcune bombe a mano rinchiuse in una
cassetta chiusa a chiave, che i tedeschi fecero a pezzi per poterla aprire.
L’immediata accusa fu che si era trattato di un attentato intenzionale, mentre la
spiegazione che venne data sia da Salvo che da altre persone fu che quegli ordi-
gni erano stati sequestrati dai Finanzieri ad alcuni pescatori di frodo e poi
dimenticati nell’armadio dei corpi di reato al momento dell’abbandono della
torre. Ma la morte di un soldato nazista e il ferimento di due commilitoni non
fecero intendere ragioni ai superiori tedeschi, che per tutta la notte si misero alla
ricerca del maresciallo Passante, comandante del locale drappello della Guardia
di Finanza. Non trovandolo, la mattina seguente raggiunsero la caserma dei
Carabinieri e ordinarono a D’Acquisto di seguirli al Comando delle SS, percuo-
tendolo anche con un fucile al braccio e alla testa, che cominciarono a sangui-
nare. Pure in caserma i nazisti continuarono a colpirlo, mentre lo interrogavano
pretendendo da lui indicazioni su dove rintracciare i Finanzieri.
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