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FLAVIO CARBONE




             5.  La memoria del Maestro alla Scuola Ufficiali
                  Purtroppo, il 3 settembre 1982 la mano feroce della mafia uccise non solo
             il generale abbattuto in quanto simbolo di un’Italia onesta che non scese a com-
             promessi con l’illegalità ma anche la moglie, Emanuela Setti Carraro, innocente
             vittima di tale atto criminale e l’agente di scorta, Domenico Russo, che spirò
             alcuni giorni dopo essere entrato in coma irreversibile. L’Arma, nell’immediatez-
             za, ricordò la figura dello scomparso nelle pagine della sua rivista patinata, “Il
             Carabiniere” ; la firma del generale Giuseppe Richero, all’epoca Capo di Stato
                         (22)
             Maggiore del Comando Generale dell’Arma, attribuisce all’articolo “un fedele
             servitore dello Stato” l’attenzione che tutta l’Arma dei Carabinieri, “la sua Arma”
             volle dedicare al generale. Richero volle affettuosamente raccontare una vicenda
             personale che lo vedeva protagonista insieme al generale; “in quello stile […] lui
             era «maturo» e faceva l’aiutante maggiore alla legione [di Milano] - poneva la
             «pulitezza generale» che, se ben ricordo, comprendeva una specie di decalogo
             morale per il buon cittadino; seguiva poi la «pulitezza particolare» che raccoglieva
             i precetti per il militare dell’Arma; sublimava il tutto la «pulitezza speciale» che
             riguardava, nella sua concezione, la deontologia dell’Ufficiale dei Carabinieri”.
             Dalla Chiesa, senza citarlo, si rifaceva agli insegnamenti che un altro maestro di
             tempi lontani aveva dedicato ai Carabinieri; si trattava di Gian Carlo Grossardi
             che pubblicò un volumetto dalla continua fortuna: il “Galateo del Carabiniere”,
             pubblicato la prima volta nel 1879 . Ma c’è di più; il Capo di Stato Maggiore
                                              (23)
             volle far sapere al lettore de “Il Carabiniere” qual era il carattere di dalla Chiesa,
             con una descrizione del suo temperamento: “ciò che maggiormente continuava
             a colpirmi, al di là della forte fibra, dell’inflessibile volontà, dell’eccezionale resi-
             stenza agli sforzi, era la curiosità per tutto ciò che sapesse di nuovo sul piano
             sociale e scientifico o contribuisse a meglio comprendere le cause perturbatrici
             dell’ordine e della sicurezza pubblica, a rendere più incisiva la lotta contro il cri-
             mine. È anche a questa capacità di impadronirsi rapidamente delle nuove tecni-
             che e di gestirle con gli uomini adatti, che si devono i successi registrati” .
                                                                                  (24)
                  Per  quanto  riguardava  poi  la  commemorazione  interna,  il  4  settembre
             1982, il Comandante Generale, Generale di Corpo d’Armata Lorenzo Valditara,
             pubblicò un ordine del giorno per onorare il caduto.

             (22)  Giuseppe RICHERO, In ricordo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in Il Carabiniere, a. XXXV,
                  n. 10, ottobre 1982, pagg. 8-9 e B.  D’ALESSANDRO, Ricordando il generale Dalla Chiesa, in Il
                  Carabiniere, a. XXXV, n. 11, novembre 1982, pag. 35.
             (23)  Si permette di rinviare a F. CARBONE, Cultura e formazione nell’Arma dei Carabinieri Reali: la pro-
                  duzione editoriale degli ufficiali, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, a. LXVI, n. 4 (ottobre/dicem-
                  bre 2018), pagg. 167-196, in cui si parla anche di Grossardi.
             (24)  G. RICHERO, In ricordo del Generale, cit., pag. 9.

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