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INSERTO
Dalla tenuta del
sistema di produzione
agricola, in particolare,
dipendono le filiere ali-
mentari e quindi la
capacità di garantire alla
popolazione l’effettiva
sopravvivenza.
Una contrazione
di tali capacità compor-
terebbe non solo pro-
blemi di approvvigiona-
mento alimentare ma
soprattutto problemi di
ordine pubblico, scatenando protagonismi e interessi illeciti da parte della cri-
minalità che tenderebbe ad accaparrarsi il monopolio della distribuzione delle
ridotte derrate a vantaggio di un aumento dei prezzi e, conseguentemente, del
mercato nero.
L’agricoltura è notoriamente un settore basato su manodopera a basso
costo e proprio per questo è uno dei comparti più colpiti dalla piaga del lavoro
nero e dello sfruttamento. Il condizionamento del mercato agricolo va affron-
tato tenendo conto delle criticità indotte dalla filiera produttiva, a partire dal
piccolo agricoltore, sino all’industria della trasformazione e alla Grande distri-
buzione organizzata (GDO).
L’intero comparto agricolo italiano, non solo nel Meridione, ha subìto la
progressiva espansione di poche grandi aziende di trasformazione e distribuzio-
ne, che hanno via via inglobato i marchi più piccoli e consolidato il loro potere
di mercato. In questo contesto, per molti produttori agricoli locali il taglio dei
costi di produzione è coinciso con il ricorso a manodopera a basso costo, ali-
mentando situazioni di sfruttamento soprattutto tra le fasce di lavoratori più
vulnerabili, fra cui gli stranieri hanno una particolare rilevanza, ma non esclusi-
va, come dimostra l’elevato numero di connazionali sottoposti a sfruttamento,
identificati nel corso delle indagini condotte più recentemente.
Si tratta di un fenomeno che trae linfa vitale da quella frammentazione del
sistema produttivo con un’elevata domanda di forza lavoro flessibile e per brevi
periodi, nonché da criticità strutturali delle Organizzazioni dei produttori, che
non sempre rappresentano e tutelano in modo adeguato gli interessi dei piccoli
produttori.
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