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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Il continuo aggiornamento della normativa di sicurezza cibernetica, la
definizione del mandato del fondo sovrano nazionale ovvero di Cassa Depositi
e Prestiti, delle attività della controllata Simest, della Consob e i cambiamenti
nel settore del cosiddetto golden power sono tutti esempi di interventi tipici rien-
tranti nel campo dell’intelligence economica che però perdono il loro potenziale
di massima efficacia qualora definiti per affrontare singole contingenze anziché
essere inseriti in un approccio di sistema .
(4)
Philippe Baumard rifacendosi all’esperienza francese in un articolo pub-
blicato nel 1992 sulla Revue Politique et Parlementaire elencava sette fattori capaci
di rallentare lo sviluppo dell’intelligence economica :
(5)
1. la mancanza di comunicazione, interazione e coordinamento tra l’insie-
me dei sottosistemi che costituiscono il tessuto nazionale dell’intelligence;
2. la separazione tra raccolta, elaborazione, analisi e utilizzo dell’intelligence
economica nelle nazioni;
3. il reclutamento limitato delle risorse, la mancanza di formazione e sen-
sibilizzazione nazionali sia a livello delle imprese sia delle amministrazioni;
4. l’incomprensione dei media nei confronti delle poste in gioco dell’intel-
ligence, che portano invece le nazioni a una gestione crescente delle capacità
nazionali di intelligence;
5. la gestione maldestra del segreto, soprattutto nelle nazioni occidentali;
6. la gestione disordinata delle conoscenze e dei patrimoni culturali delle
nazioni;
7. la limitata capacità di utilizzare e valorizzare l’informazione immediata-
mente disponibile nel breve periodo.
I punti riportati sono ancora oggi generalmente validi per l’Italia soprattut-
to il primo, il terzo e il sesto. Senza il dialogo tra i vari sottosistemi del tessuto
nazionale, la mancanza di preparazione in materia dei settori pubblico e privato,
e la comprensione delle potenzialità del know how o delle tecnologie residenti nel
Paese è perfino assurdo pensare di poter dar vita ad un processo istituzionaliz-
zato di gestione delle risorse che deve essere innanzitutto una visione collettiva.
(4) La norma di riferimento in materia rimane al momento il DL n. 21 del 2012 rubricata
«Norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicu-
rezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei tra-
sporti e delle comunicazioni». Recentemente modificata dal DL n. 105 del 2019, la norma
del 2012 ha il merito di aver introdotto il cosiddetto golden power nell’ordinamento italiano,
superando il cosiddetto golden share disciplinato dal DL n. 332 del 1994, adottato nell’ultima
decade del XX secolo per facilitare il processo di privatizzazione delle aziende pubbliche. Sul
punto si veda: GAISER Laris, L’hackeraggio di Pechino e la golden power italiana in Formiche,
ago./set. 2019, n. 150, pp. 68-69; GAISER Laris, Più del golden power può l’intelligence economica:
Gaiser spiega perché in Formiche: analisi, commenti e scenari, 6 giugno 2020, disponibile al sito:
https://formiche.net/2020/06/golden-power-intelligence-economica/.
(5) GAGLIANO, 2014, a).
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