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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Questo a testimonianza del fatto che la storiografia fascista assunse, come
motivo centrale, una pretesa similitudine ideale tra l’impero e il regime.
Indirizzo che trovava il proprio complemento in un giudizio relativo all’età
repubblicana nel quale il s.c.u. poteva venire valutato come espressione di un
contrasto sociale che solo con il cambiamento di regime avrebbe trovato un’op-
portuna composizione.
Tra gli oppositori al fascismo sono da ricordare, in primis, Vincenzo
Arangio Ruiz che nel suo manuale istituzionale rilevò l’equivalenza del s.c.u. con
«una sospensione delle garanzie costituzionali », mentre, nel giudizio di Paolo
(6)
Frezza, l’istituto rappresentava il «simbolo della crisi rivelantesi nel conflitto fra
i poteri dello Stato ».
(7)
Giudizi ancor più esplicitamente negativi sull’Istituto in esame si leggono
nella Storia della costituzione romana di Francesco De Martino, il quale parla
di «scempio delle massime libertà repubblicane».
La gran parte della storiografia attuale attenta all’argomento mostra di
concentrarsi prevalentemente sulla ricognizione analitica e l’approfondimen-
to dei singoli episodi nei quali il s.c.u risulta adottato, astenendosi da giudizi
latamente politici: un atteggiamento, quest’ultimo, che potrebbe essere posto
in relazione con il venir meno di un clima politico adatto a conferire una rin-
novata attualità alle polemiche concernenti la legittimità o meno dell’antico
decreto senatorio.
III, 1937, pag. 32.
(6) Storia del Diritto Romano, Napoli, 2003, pag. 191.
(7) Corso di Storia del Diritto Romano, Roma, 1954, pag. 201, nt. 18.
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