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QUANDO NON C’È PIÙ NULLA DA FARE: ALLE RADICI DELLO STATO D’ASSEDIO
Per comprendere appieno queste parole è opportuno tenere presente che,
all’epoca, era vivissima in Italia la polemica sulla legittimità della proclamazione,
da parte del Governo, dello “stato d’assedio” che nel decennio 1890-1900 fu
più volte posto in atto, ma che era rimasto tristemente famoso per gli episodi
sanguinosi, passati alla storia come le “quattro giornate di Milano”, e verificatisi
nel 1898.
In tale anno, in seguito ad una rivolta scoppiata a Milano, il governo gui-
dato da Antonio Starabba di Rudinì, rappresentante della destra storica, procla-
mò lo stato d’assedio e il generale Fiorenzo Bava-Beccaris, veterano della
Guerra di Crimea e delle Guerre d’Indipendenza, in qualità di Regio commis-
sario straordinario, ordinò di sparare indiscriminatamente cannonate sulla folla
provocando una strage (8 maggio 1898), nella quale furono uccisi ottanta citta-
dini e altri 450 rimasero feriti.
L’accaduto cumulandosi sia con il fatto che il generale ricevette il 5 giugno
1898 dal re Umberto I la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia, sia con
quello che il 16 giugno 1898 ottenne un seggio in senato, aveva sollevato fortis-
sime reazioni polemiche. Mi sembra che debbano essere valutati alla luce di
questi avvenimenti due atteggiamenti storiografici riscontrabili negli studiosi
europei dell’epoca: da un lato il particolare interesse della storiografia italiana
per il s.c.u. e dall’altro la scarsa attenzione dedicata all’istituto in Germania ed
in Francia.
In Germania sebbene la presenza di movimenti ispirati dal socialismo
fosse cospicua non generò mai, dal 1870 in poi, consistenti agitazioni e ciò gra-
zie ad una politica conservatrice, caratterizzata, nello stesso tempo, da un’am-
plia apertura verso le esigenze delle classi meno abbienti.
In Francia, poi, alla sconfitta del 1870 ed alla sanguinosa repressione, da
parte dell’esercito guidato da Mac-Mahon, della Comune di Parigi nel 1871 era
seguita una relativa pace sociale o, almeno, una stagnazione dei movimenti a
carattere rivoluzionario. L’impiego dell’esercito per fini di ordine pubblico,
cioè il punto centrale legato alla proclamazione dello stato d’assedio, costituiva
un problema essenzialmente italiano, tale da alimentare un dibattito che, tra
l’altro, valeva a restituire, almeno sul piano polemico, una certa attualità all’an-
tico s.c.u.
Questa attualità venne meno, com’è comprensibile, negli anni successivi
alla Grande Guerra (1914-1918), ma le controversie precedenti lasciarono una
certa traccia, che si riscontra nei tentativi di assegnare all’istituto una stabile
fisionomia giuridica ed un motivo giustificativo.
(3) Il senatus-consultum ultimum: note differenziali e punti di contatto con il moderno stato d’asse-
dio, Torino, 1914, pag. 185.
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