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QUANDO NON C’È PIÙ NULLA DA FARE: ALLE RADICI DELLO STATO D’ASSEDIO
(Wikipedia)
La seconda testimonianza si legge nei Commentari della guerra civile nei
quali Cesare riferisce del provvedimento deciso dai senatori prima del passaggio
del Rubicone (B.C. 1.5.3).
Il conquistatore delle Gallie mette in luce le palesi violazioni dei fondamentali
principi della legalità repubblicana - tra le quali, appunto, la proclamazione voluta-
mente provocatoria contro la sua persona del s.c.u. - perpetrata dagli stessi che osa-
vano accusarlo di ribellarsi alle leggi del popolo, lui che in realtà si era reso il vin-
citore indiscusso di tante campagne militari nell’interesse esclusivo dei concittadini.
Ma in più occasioni l’alto consesso senatorio ricorse a questo estremo
strumento: le prime probabili applicazioni si ebbero contro i due tribuni della
plebe Tiberio e Gaio Gracco, e poi contro molti altri soggetti ritenuti pericolosi
sovvertitori dell’ordine pubblico, come: Saturnino e Glaucia, il tribuno P.
Sulpicio Rufo, Silla, Marco Emilio Lepido e altri rappresentanti delle fazioni
politiche anti senatorie.
Dalle fonti richiamate emergono due problemi: l’uno relativo alla già
accennata impossibilità di individuare nel s.c.u. un Istituto giuridico provvisto
di lineamenti omogenei e l’altro concernente la sua compatibilità con le carat-
teristiche della ‘costituzione’ romana.
Tema che, come vedremo, assume particolare significato sotto il profilo
storiografico nel dipanarsi dei secoli.
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