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TRIBUNA
DI STORIA MILITARE
Quando non c’è più nulla
da fare
Professore
Fausto GIUMETTI Alle radici dello stato d’assedio
Docente di Storia del Diritto Romano
presso l’Università degli Studi di Firenze
SOMMARIO: 1. Premessa. - 2. Le testimonianze degli antichi. - 3. Le ricostruzioni dei moder-
ni. - 4. L’interpretazione del senatus consultum ultimum in epoca fascista.
1. Premessa
Come tutti sanno i moti di Milano furono una rivolta, scoppiata tra il
6 e il 9 maggio 1898, di una parte della popolazione di Milano contro il
governo di allora. Gli scontri avvennero a seguito di manifestazioni da
parte di lavoratori che scesero in strada contro la polizia e i militari per
protestare contro le condizioni di lavoro e l’aumento del prezzo del pane
dei mesi precedenti.
Le notizie da Milano portarono il governo a dichiarare lo stato d’assedio
con il passaggio di poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris, il quale sin da
subito agì duramente per soffocare ogni possibile forma di protesta; l’utilizzo
indiscriminato delle armi da fuoco e, in particolare, di cannoni all’interno
della città portarono il risultato desiderato, ma anche numerose vittime. Per
questo motivo i «cannoni di Bava Beccaris» passarono alla storia come sim-
bolo di un’insensata e sanguinosa repressione.
Costituzionalmente la condotta del generale piemontese, decorato, tra
l’altro con la medaglia d’argento al valor militare, fu del tutto legittima e lecita.
Infatti, il governo con un telegramma del 7 maggio 1898 comunicò il decreto
che dichiarava la provincia di Milano in stato d’assedio e nominava il generale
Bava Beccaris «Commissario straordinario con pieni poteri».
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