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TRIBUNA DI STORIA MILITARE


                       Ma il processo di miglioramento e sviluppo delle foreste si arrestò durante la
                  prima guerra mondiale, sia per danni conseguenti a operazioni militari, sia per impel-
                  lenti necessità militari e civili che costrinsero il governo di Roma a onerose importa-
                  zioni per sostituire la quota di fabbisogno di legname di origine estera che prima del
                  conflitto proveniva dall’Austria-Ungheria nella misura dell’ottanta per cento .
                                                                                       (8)
                       Con il Regio Esercito una parte considerevole del personale del Corpo Reale
                  Forestale partecipò ai combattimenti - per primi i giovani entrati nei ruoli nel 1914
                  - con molti decorati e settantuno caduti, tra i quali va ricordato l’aviatore Salvatore
                  Scandariato, medaglia d’argento al valor militare, abbattuto in Macedonia nel 1918 .
                                                                                             (9)
                       Alla fine del conflitto una situazione particolarmente negativa affliggeva il
                  settore forestale italiano poiché le devastazioni nelle zone di guerra in territorio
                  nazionale si sommavano alle speculazioni sulle importazioni che squilibravano
                  la bilancia dei pagamenti del legname. La difficile congiuntura venne affrontata
                  con un progetto d’azione del febbraio 1919 del Serpieri, fondato su ”un perio-
                  do di rigoroso risparmio” che fu alla base della ripresa.
                       Istituito il ministero dell’Economia nazionale, il R.D. 30 dicembre 1923, n.
                  3267 riordinò la legislazione in materia di boschi e terreni montani. Ancora nel
                  solco della legge Luttazzi, l’Azienda speciale venne riorganizzata, con la missione
                  di ampliare la superficie boschiva dello Stato per disporre, tenuto conto anche dei
                  nuovi territori acquisiti con il trattato di pace, di un patrimonio forestale in grado
                  di assicurare riserve di legnami sufficienti per i bisogni del Paese. Il territorio
                  nazionale venne diviso in ripartimenti che comprendevano almeno due distretti e
                  le foreste demaniali furono costituite in uffici speciali. L’obbligo del piano econo-
                  mico veniva confermato con agevolazioni particolari e venne affermato il vincolo
                  idrogeologico, che vietava la trasformazione di terreni a bosco in altre colture e
                  la rottura di terreni saldi, premessa a interventi statali anche nella sistemazione di
                  bacini montani. La tutela delle foreste e delle attività connesse andavano intese
                  come fattore di sviluppo dell’economia e difesa degli ecosistemi e dell’assetto

                  (8) - Cfr M. ERMACORA, Lo sfruttamento delle risorse forestali in Italia durante il primo conflitto mondiale, in
                      VENETICA, XXIII, n. 20, 2009, pagg. 53-75.
                  (9) - N. GIORDANO, Uomini, boschi e trincee. Il Corpo Reale delle foreste durante il primo conflitto mondiale, Roma,
                      Associazione Forestale Italiana, 2016. Il 23 maggio 2015, nel centenario dell’intervento italiano, a
                      ricordo di quei caduti è stato inaugurato un monumento nella pineta adiacente alla Scuola del
                      Corpo Forestale di Sabaudia. Una stele ne ricorda i nomi nella Scuola di Cittaducale.

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