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FORESTE E FORESTALI


               quelli non legnosi del 1911 si passa nel 1915, rispettivamente, a 283 e 73. Le
               medie quinquennali successive sono rispecchiate dai dati seguenti: 1916-1920,
               prodotti  legnosi,  milioni  928,  non  legnosi,  223;  1921-1925,  rispettivamente,
               milioni 1570 e 322; 1926-1930, 1547 e 374 .
                                                         (7)
                    La legge 277 istituì l’Azienda speciale del demanio forestale dello Stato,
               cui era affidata la missione - scrive Michele Labriola - di “provvedere all’incre-
               mento  della  silvicoltura  e  del  commercio  dei  prodotti  forestali  nazionali
               mediante l’ampliamento e l’inalienabilità della proprietà boschiva demaniale, e
               la sua conduzione economica”. Il demanio forestale avrebbe compreso i prece-
               denti terreni demaniali e i nuovi acquisti di terreni boscati o suscettibili di tale
               coltura, che l’Azienda poteva acquisire o espropriare. Organo esecutivo princi-
               pale era il direttore generale, assistito dal Consiglio di amministrazione.
                    La legge impose vincoli di natura economica ai boschi: la loro utilizzazio-
               ne doveva uniformarsi - come ben chiarito da Ennio Fiorucci - a un “piano
               economico,  redatto  per  ogni  singolo  bosco  comunale,  onde  fosse  possibile
               tenere  conto  delle  condizioni  economiche  e  vegetative”  di  ciascun  terreno
               boschivo.
                    L’obbligo del piano economico aveva il fine di tutelare un bene di pubbli-
               co interesse, innovando sulla legge del 1877 che prevedeva solo limitazioni alla
               proprietà per conservare la foresta. Come strumento operativo dello Stato nel
               settore boschivo venne istituito il “Corpo Reale Forestale”, nel quale furono
               inseriti tutti gli operatori dipendenti da enti pubblici, che non dovevano più
               avere solo una funzione di guardiania, ma ricoprire un ruolo di promozione
               delle colture.
                    Questo obiettivo esigeva il conseguimento di un livello di professionalità
               avanzato e omogeneo, che impegnò a fondo le Scuole: più diffusa l’istruzione
               forestale superiore e secondaria, utilizzate cattedre ambulanti, concesse borse di
               perfezionamento anche all’estero, si ottenne in Italia una cultura più elevata e
               capillare in tema di boschi e di foreste.
                    Saliva intanto la stella del professore bolognese Arrigo Serpieri, economi-
               sta e agronomo, che già nel 1911 aveva collaborato con Giovanni Raineri, mini-
               stro dell’Agricoltura del governo Luttazzi.

               (7) - Istituto Centrale di Statistica, cit., ibidem.

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