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STUDI GIURIDICO-PROFESSIONALI



                    ecco dunque che anche il museo - luogo avulso dal contesto archeologico,
               pur essendone il “rI-propositore” - riscopre l’oggetto antico nel luogo in cui
               gli avi lo avevano riposto, carpendo l’importanza della sua contestualizzazione.
                    sempre in quegli anni, l’Italia richiede al museo statale di berlino di veri-
               ficare la base di un sarcofago marmoreo, collimante, con ogni probabilità, con
               alcuni frammenti rinvenuti ad ostia, e dunque oggetto di possibile scavo clan-
               destino. In un primo momento il museo tedesco nega all’Italia questa possibilità
               (forse sapeva che era proprio quello il pezzo abbinabile ai frammenti di ostia?),
               ma a seguito di pressioni diplomatiche accetta non solo l’effettuazione della
               verifica, ma conviene anche sulla restituzione del bene al paese d’origine: l’ac-
               cordo prevedeva l’affidamento del reperto all’Italia per vent’anni, rinnovabili, in
               cambio di un prestito a rotazione di beni archeologici ostiensi .
                                                                           (64)
                    si configura il primo esempio di restituzione di reperti archeologici, ille-
               galmente usciti dall’Italia, in cambio di prestiti di beni da esporre nelle sale dei
               musei concordatari - esperienza che troverà seguito nei giorni nostri, al fine di
               giungere  ad  importanti  compromessi  di  restituzione  con  musei  di  tutto  il
               mondo, ed in particolare con quelli statunitensi.
                    per tornare al Memorandum sottoscritto dal nostro paese con gli stati uniti,
               possiamo a questo punto parlare dell’epilogo di un lungo processo diplomatico
               e giudiziario iniziato molti anni addietro, che ha portato a risultati all’epoca
               impensabili; risultati che nei giorni nostri, malgrado le numerose restituzioni
               ottenute, appaiono assai esigui, in considerazione della moltitudine di reperti di
               probabile appartenenza italiana ancora disseminati nei musei di tutto il mondo.
                    come abbiamo visto all’accordo stipulato nel 2001 sono susseguiti una
               serie di progetti e di iniziative culturali in generale, posti in essere in previsione
               di un rafforzamento di collaborazione scientifica tra i due stati, caposaldo di
               una politica improntata al rispetto reciproco del patrimonio culturale nazionale,
               in una visione più ampia di “salvaguardia del patrimonio globale”.
                    l’obiettivo intrinseco di tale missione è ovviamente anche quello di sensi-
               bilizzare sempre più i paesi possessori di beni culturali illecitamente importati,
               alla restituzione di quei beni ai legittimi proprietari; con queste finalità nel 2003

               (64) - per un approfondimento sulla vicenda e sul bene archeologico in argomento cfr.:
                    http://www.ostia-antica.org/fulltext/zevi/zevi2003.htm

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