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IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO ITALIANO TRA COMMERCI ILLEGALI
E RESTITUZIONI INTERNAZIONALI
anni ’90, anche per l’Italia che, pur avendo alle spalle un’adeguata cultura di tutela
del patrimonio, doveva confrontarsi con musei privati di paesi esteri che fonda-
vano i propri presupposti istituzionali principalmente sul concetto di “esporre
ad ogni costo l’oggetto prezioso”, molto spesso sottovalutando il principio della
proprietà statale dei beni archeologici provenienti dal sottosuolo di altri paesi.
richieste di restituzione che però negli anni il nostro paese iniziava sem-
pre più ad avanzare, seppur timidamente. Di pari passo, ecco che allora, il ricor-
so agli escamotage da parte di noti collezionisti e ancor più di noti musei, fina-
lizzati a nascondere la provenienza clandestina delle opere, diventa una pratica
sempre più comune, ricorrente e facile da predisporre .
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In buona sostanza la politica di alcuni musei d’oltreoceano, possessori di
reperti di possibile provenienza da scavo clandestino operato in Italia, era quella
di non voler non solo riconoscere l’appartenenza del bene al “bel paese”, quanto
impedirne ogni attività atta a richiederne la restituzione: i reperti trafugati, essen-
do stati soggetti a diversi passaggi, giungevano nei musei a seguito di lunghe e
macchinose trattative, oltre che a lauti compensi. succede però che, a seguito delle
pressioni sempre più incalzanti provenienti soprattutto dal mondo scientifico-
accademico, la politica di acquisto dei musei presenta un primo tentativo di “redi-
mersi”; nasce così un vero e proprio codice deontologico, denominato
“Dichiarazione di berlino sugli acquisti dei musei - anno 1988”, che pone l’accen-
to sull’importanza di assicurare la necessaria trasparenza riguardo alla provenien-
za dei reperti archeologici, nel rispetto dell’integrità dei contesti archeologici .
(63)
(62) - proprio in quegli anni, il metropolitan museum di new york rifiutò di far procedere alla veri-
fica di un frammento del vaso di eufronio ritrovato a cerveteri, per mezzo della quale i nostri
esperti avrebbero potuto dimostrare che il reperto fosse stato oggetto di trafugamento.
(63) - a seguito di questa iniziativa, negli anni ’90 vengono organizzati in Italia - accademia dei
lincei, american academy in rome, università di Viterbo - una serie di convegni tesi a sen-
sibilizzare sempre più i direttori museali e gli studiosi, chiamati a partecipare da ogni paese,
sulle questioni riguardanti la legittimità di provenienza delle opere, e più in generale sulla nor-
mativa italiana da sempre considerata all’avanguardia in questo settore. l’effetto sortito è
stato quello di aver sollecitato direttori di musei e studiosi di tutto il mondo, ad intraprendere
un vero e proprio impegno etico, pervenendo ad una autoregolamentazione in linea con i
principi deontologici già sanciti per i musei, ribaditi dall’Icom e sottoscritti, negli stati uniti,
dall’importante istituto archaelogical Institute of america, nello specifico degli standard
professionali degli archeologi. cfr. la relazione della dott.ssa papaDopoulos consultabile al
sito web: www.art-codes-of-ethics.info/pdf/papadopoulos.pdf
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