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STUDI GIURIDICI
A tal proposito, Drucker evidenzia l’emergere di una nuova figura, quella
del “lavoratore della conoscenza” “knowledge worker(3)”, colui che è in grado
di sfruttare la conoscenza così da utilizzarla produttivamente. Infatti, non serve
a nulla possedere conoscenza se non si è in grado di sfruttarla adeguatamente.
Le logiche, le pratiche e gli strumenti per la gestione di questa risorsa rappre-
sentano ciò che si definisce comunemente “Knowledge Management(4)” e rap-
presentanti più qualificati sono Nonaka e i suoi colleghi Takeuchi e Konno che
hanno affrontato il tema della generazione di conoscenze nelle organizzazioni.
Nonaka sostiene che «in un’epoca in cui l’unica certezza è l’incertezza, l’unica
fonte sicura per il vantaggio competitivo è la conoscenza(5)».
Inducendo con ciò le organizzazioni alla ricerca delle migliori conoscenze
in loro possesso e a una loro opportuna gestione per non rischiare di perderle
o non sfruttarle completamente.
2.2 Conoscenza, dati e informazione
A mano a mano che le organizzazioni si avvicinano allo stadio post-indu-
striale, cresce la loro propensione all’informazione e alla loro capacità di riela-
borazione dell’informazione stessa. Per capire il processo di trasformazione dei
dati in informazione e delle informazioni in conoscenza occorre definire tali
concetti. I “dati” sono fatti e numeri semplici e assoluti che, di per sé, sono di
scarsa utilità.
(3) - L. QUAGLINI, Business Intelligence e KM. Gestione delle informazioni e delle performances nell’era digitale,
Angeli, Milano, 2004, pag. 160, definisce i Knowledge Worker come i lavoratori che operano con-
vertendo le informazioni in sapere, usando le proprie competenze e interagendo con specia-
listi di processi di comunicazione e IT. Tuttavia questi lavoratori devono saper far emergere le
informazioni di importanza fondamentale per assicurare un vantaggio competitivo all’organiz-
zazione di appartenenza.
(4) - S. DENICOLAI, Competenze dinamiche di rete. Strategie, modelli organizzativi e tecnologie per l’innovazione
continua, Angeli, Milano, 2008, pag. 32, spiega che si tratta di un filone di studi più datato di
quanto si possa pensare e che, nei fatti, nasce assieme al problema organizzativo. Si pensi a F.
W. TAYLOR, il quale già agli inizi del Novecento analizzava in modo maniacale ogni singolo movimento del
corpo e delle mani dei lavoratori in fabbrica al fine di progettare “l’organizzazione perfetta”.
(5) - I. NONAKA, H. TAKEUCHI, The knowledge-Creating company. Creare le dinamiche dell’innovazione,
Guerini e Associati, Milano, 1997.
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