Page 203 - Rassegna 1-2016
P. 203

LA BATTAGLIA DI GRENOBLE

      Fatte queste considerazioni e valutate le circostanze generali, che vedeva-
no un po’ ovunque i francesi demoralizzati ed in rotta, De La Tour decise di
tentare senza ulteriori indugi l’attacco ai sobborghi della città per il giorno
seguente, 6 luglio.

      Peraltro il fatto di essere totalmente sprovvisto di artiglieria da assedio non
gli lasciava molte altre opzioni praticabili se voleva sostenere sul fianco sinistro,
quello meridionale, l’avanzata degli alleati austriaci.

      Grenoble si trova vicino alla confluenza del Drac nell’Isère e soprattutto
da quest’ultimo corso era protetta, trovandosi tuttavia più scoperta a sud-est
dove, sulla riva destra del Drac, era stato appunto eretto un forte per prendere
d’infilata eventuali assalitori. Nonostante la presenza di tale fortificazione, De
La Tour decise di mandare i suoi all’attacco proprio da quella parte, divisi in due
colonne: quella principale del Generale Gifflenga, dal lato del fiume Drac, su
sei battaglioni, due squadroni di Ussari Ungheresi e sette piccoli pezzi d’artiglie-
ria; l’altra, dal lato dell’Isère, con soli quattro battaglioni e sei cannoni era gui-
data dal Generale Robilant.

      La colonna Gifflenga avanzò contro il Borgo San Giuseppe, dove tuttavia
la resistenza francese apparve subito particolarmente accanita: per vincerla si
lanciò una carica di cavalleria, effettuata da uno squadrone di Cavalleggeri, rin-
forzati da diciannove Carabinieri a cavallo(12) - dei trentaquattro totali al seguito
delle truppe piemontesi, con compiti di sicurezza -, che ebbe successo, permet-
tendo al resto delle truppe di avanzare verso posizioni più riparate, trinceran-
dovisi, e soprattutto di ricongiungersi con la colonna Robilant.

      Ma i difensori, abbandonate le posizioni più avanzate, quindi meno difendi-
bili, si arroccarono sulle fortificazioni vere e proprie, mentre i piemontesi, trovan-
dosi allo scoperto, erano adesso esposti ai tiri incrociati, per cui dovettero occupare
le case erette davanti al forte o ripararsi dietro gli alberi, mentre i loro pochi - dav-
vero troppo pochi! - pezzi d’artiglieria presero a sparare anche contro i tetti delle
abitazioni, per liberare il campo di tiro. In tali condizioni un attacco di viva forza,
sebbene le truppe dell’Armata Sarda avessero già ampiamente dimostrato di non
mancare certo di temerarietà, era del tutto sconsigliabile, pertanto, avvedendosi

(12) - Il contingente dei Carabinieri era composto da due Ufficiali, cinque sottufficiali e ventisette
       soldati, cit. in GIANNI OLIVA, Storia dei Carabinieri, Oscar Storia Mondadori, Milano 2002.

                                                                                         201
   198   199   200   201   202   203   204   205   206   207   208