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STORIA E CULTURA MILITARE

      Ciononostante Vittorio Emanuele I si era reso conto della scarsa efficien-
za del suo esercito: ciascuno dei Reggimenti di linea aveva disponibile, per la
campagna che si andava a iniziare, un solo Battaglione, il cui armamento era
composto di fucili francesi - quelli consegnati a seguito degli accordi dell’anno
precedente a Fontainebleu e ammassati proprio nella cittadella militare di
Alessandria - ed inglesi e solo in minima parte piemontesi.

      Pertanto il Re concluse, il 2 maggio 1815, un accordo con l’Inghilterra che
gli imponeva di mettere in campo quindicimila uomini per la campagna contro
Napoleone, dietro però un forte sussidio in denaro; il successivo 20 maggio
Vittorio Emanuele I firmò un altro accordo con l’Austria: l’esercito imperiale si
sarebbe accollato il grosso delle imminenti operazioni belliche, cui comunque il
Piemonte avrebbe contribuito con una spedizione forte di diciottomila uomini,
dietro promessa di demolire le fortificazioni di Alessandria - importante fortez-
za al confine con il Lombardo Veneto - e di lasciare che l’omonima cittadella
fosse presidiata a metà da forze austriache e piemontesi, ma sotto il comando
di generali austriaci.

      Il 15 giugno 1815 ebbero inizio le ostilità: il Feldmaresciallo Johann Maria
Philipp Frimont, comandante di tutte le truppe austriache schierate in Italia,
poteva contare su 93mila soldati austro-piemontesi contro appena 33mila fran-
cesi, per di più in massima parte, almeno i due terzi, Guardie Nazionali mobi-
litate. La sua strategia era di puntare su Ginevra con cinquantamila uomini
attraversando il Passo del Sempione, il Canton Valais e la riva meridionale del
lago Leman; dopodiché volgersi verso Lione agendo con la propria ala destra
attraverso il Jura meridionale, forzando il Rodano dalla fortezza dell’Ecluse alla
cittadina di Culoz con il centro, mentre la sinistra - formata di 25mila austriaci
agli ordini del boemo Tenente Maresciallo Ferdinand von Bubna und Littitz
seguiti dai piemontesi - avrebbe dovuto scendere per la Val Moriana (creata
dall’impetuoso fiume Arc) fino a Chambéry, per agire soprattutto verso il
Delfinato.

      In definitiva tutta la manovra era concepita come una grandiosa marcia
con la propria ala destra tutta protesa avanti, anche perché di fronte avevano i
novemila uomini del Corpo del Jura, agli ordini del Generale Lecourbe, e i
24mila del VII Corpo d’Armata o Armata delle Alpi del Maresciallo Suchet.

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