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LA BATTAGLIA DI GRENOBLE
3. Tolentino e Waterloo: la fine dei cento giorni
Il Maresciallo Gourgaud ricordava ancora: “Dal mese di maggio tutte le
forze alleate si mossero per avvicinarsi alle frontiere francesi; le armate inglese
e prussiana di stanza in Belgio erano in stato di costante allerta, temendo di
poter essere attaccate da un momento all’altro, considerata la proverbiale velo-
cità con cui Napoleone sapeva muovere incontro al nemico, tant’è che il Duca
di Wellington da Vienna e il Feldmaresciallo Blücher da Berlino accorsero in
tutta fretta a Bruxelles. In quel mese di maggio i porti di Ostenda e Anversa
erano affollati dalle truppe inglesi che vi sbarcavano in continuazione e ai primi
di giugno Wellington aveva ai suoi ordini più di centomila uomini, comprese le
truppe di Belgio, Olanda, Nassau e Brunswick, mentre Blücher poteva contare,
nello stesso periodo, su 120mila armati, comprese le truppe inviate dalla Casa
di Sassonia. Ma gli ottantamila soldati che mancavano per completare i due con-
tingenti erano attesi per luglio: degli Austriaci s’è già detto, ma i Russi erano
ancora ben lontani dai confini francesi, per cui solo a luglio la Francia avrebbe
potuto essere attaccata dai seicentomila uomini previsti. Insomma, all’inizio di
giugno, tolti i contingenti che avrebbero dovuto essere lasciati nelle piazzeforti,
Wellington e Blücher avevano disponibili per l’imminente battaglia una forza di
duecentomila soldati”.
Ma con l’inizio di maggio il duplice pericolo per il piccolo Regno di
Sardegna poteva dirsi ormai svanito: il ricongiungimento tra le truppe francesi
del Maresciallo Suchet, inizialmente vittoriose in Savoia, con quelle napoletane
non era avvenuto. Infatti Gioacchino Murat, dopo aver lanciato da Rimini il
famoso Proclama alle genti italiche del 30 marzo ed essere entrato vittorioso a
Modena il 4 aprile a seguito della sanguinosa battaglia del Panaro, era stato
costretto a ritirarsi di fronte alle forze austriache comandate dal Generale
Federico Bianchi, italiano nato a Vienna e veterano dell’armata imperiale, che
infine lo sconfisse a Tolentino (2-3 maggio), costringendolo a ritirarsi definiti-
vamente verso il Meridione (dove nel frattempo Lord Bentick, denunciato il
trattato d’alleanza anglo-napoletano, s’era messo alla testa di un esercito anglo-
siciliano, con l’obiettivo di ripristinare su tutto il Sud Italia la casa dei Borbone
di Napoli).
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