Page 172 - Rassegna 1-2016
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STUDI GIURIDICI
Capo II
“Agli ufficiali generali e ai comandanti di Corpo è lasciata
libertà d’azione adeguata alle loro alte funzioni ed alle
complesse responsabilità che ne derivano. Ma è del pari
loro assoluto dovere, conformemente ai precetti del regola-
mento di disciplina militare, di lasciare a ciascuno dei pro-
pri dipendenti libertà d’azione corrispondente alle attribu-
zioni ed alla responsabilità di ognuno; poiché l’iniziativa
e, conseguentemente, la prontezza nel decidere; il saper ope-
rare secondo il proprio giudizio, anche quando manchino
gli ordini o quelli ricevuti non corrispondano più alla situa-
zione; il saper affrontare serenamente la responsabilità
delle proprie decisioni, sono doti che non possono manife-
starsi in chi abbia contratta l’abitudine al nulla fare senza
aver ricevuto l’ordine del superiore o ad operare sempre
secondo minute prescrizioni intese a regolare ogni suo atto.
Ai dipendenti dovranno perciò essere ben definiti gli scopi
da conseguire e, dai risultati ottenuti, si trarranno gli ele-
menti per giudicare della loro capacità e del buon uso fatto
della libertà d’azione loro devoluta”.
Le prime righe del Capo II racchiudono delle intuizioni che rappresenta-
no, per la psicologia del lavoro e delle organizzazioni, costrutti ampiamente
analizzati dal punto di vista scientifico: la proattività e la leadership. L’Ufficiale,
nell’esercizio dell’azione di comando, è tenuto a confrontarsi ogni giorno con
le richieste più disparate dei cittadini, con crimini sempre più sofisticati, con
emergenze complesse. In virtù della natura stessa del suo lavoro, non gli è pos-
sibile limitarsi ad applicare le procedure in maniera passiva, ma occorre che egli
sia agente attivo, solutore esperto di problemi, dotato di flessibilità cognitiva. La
capacità di produrre risposte articolate e sofisticate, di fare fronte ai problemi
emergenti intercettandoli, se possibile, ancor prima che si innestino, in lettera-
tura prende il nome di proattività.
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