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Tutto ciò conduce a considerare la necessità di una perfetta “osmosi” fra diversi

               attori istituzionali in cui scuola, sistema sanitario, Forze di polizia, intelligence, autorità
               amministrative, autorità giudiziarie svolgano, ognuna per la parte di competenza ma in

               modo collegato, una corale azione di prevenzione.

                     Un altro aspetto di non poco rilievo che emerge dalle suddette considerazioni è il

               ruolo dell’attività di prevenzione con riferimento alla capacità di raccolta informativa e, in
               particolare, all’attività delle Stazioni Carabinieri quali sensori sul territorio. Non v’è dubbio

               che in un sistema di prevenzione composto da molteplici attori istituzionali, le periferie

               costituiscono anche per le ragioni di tipo sociale, urbanistico, religioso, i luoghi di maggior

               attenzione per l’individuazione degli indicatori della minaccia, prima che della minaccia stessa.
               È quindi nei piccoli agglomerati urbani e nei quartieri che entra in gioco la capacità di

               ricerca informativa  a fini preventivi e di  sicurezza  sintetizzata dall’immagine  storica, ma

               ancora attuale, del Parroco, del Farmacista e del Maresciallo dei Carabinieri che, fuori da ogni

               retorica, ha costituito l’ossatura di un meccanismo di prevenzione e -per quest’ultimo- di
               ricomposizione dei privati dissidi, in epoche in cui gravi tensioni sociali e l’assenza di tecnologie

               e  mezzi  di comunicazione  avrebbero potuto  provocare ben  più gravi  conseguenze.

               Questo modello rappresenta, oggi, la naturale espressione del moderno concetto di polizia

               di prossimità e, quindi, di capacità di raccolta informativa a fini preventivi che deve essere
               riaffermato e valorizzato. La realtà sociale italiana è molto diversa da quella di altri Paesi

               europei in cui le più elevate concentrazioni di disagio sociale si registrano nelle grandi aree

               urbane, nelle banlieu.
                     La realtà italiana è, invece, caratterizzata da una  parcellizzazione delle comunità

               soprattutto nei piccoli centri, ove si sono moltiplicati i luoghi di preghiera, le moschee intese

               come luogo di incontro, spesso ubicate in garage o edifici non sempre adeguati, anche dal

               punto di vista infrastrutturale. Questo il motivo per cui, sotto l’aspetto preventivo, due

               sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione per l’elaborazione delle migliori
               strategie: la capacità delle  Forze  di  polizia di  controllare il territorio (in quest’ambito,

               l’impiego delle Forze armate deve essere considerato un valore aggiunto, per il presidio di

               obiettivi sensibili ma anche e soprattutto, come si è detto, nella difesa avanzata e nella ricerca
               probatoria in Teatro) e la collaborazione della comunità musulmana anch’essa protagonista

               di un sistema integrato in cui famiglia, comunità musulmana,  servizi sociali e sanitari,

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