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artefici della vittoria contro Al Zarqawi e della stabilizzazione irachena dopo la seconda
guerra del Golfo.
L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione potrebbe risvegliare, a partire dal concetto
di Difesa europea, inattuato proprio a causa dell’ostracismo britannico, una nuova identità
politico-militare, per affrontare una minaccia comune.
Dal punto di vista religioso la strada più adeguata ci pare quella intrapresa da Papa
Francesco, secondo cui il concetto di fondamentalismo -che equivale sostanzialmente al
radicalismo, ovvero all’anticamera della radicalizzazione violenta-, appartiene a tutte le
religioni, compreso il Cristianesimo: esso potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune
contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori
religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi
spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e
costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come
contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale
della vita. A chi governa compete, inoltre, la responsabilità di evitare che si formino quelle condizioni che
divengono terreno fertile per il dilagare dei fondamentalismi. Ciò richiede adeguate politiche sociali volte a
combattere la povertà, che non possono prescindere da una sincera valorizzazione della famiglia, come
luogo privilegiato della maturazione umana, e da cospicui investimenti in ambito educativo e culturale .
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Una linea non unanimemente condivisa, stigmatizzata da alcuni commentatori secondo
cui il nemico è l’Islam come religione e non i musulmani come persone, che vanno sempre rispettati e che
sono essi stessi vittime di un’ideologia del tutto incompatibile con le nostre leggi […]. È suicida la
posizione delle Chiese cristiane che legittimano l’Islam come religione mettendolo sullo stesso piano del
cristianesimo e dalla quale riteniamo di dover rimanere ben distanti.
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Non è sull’immigrazione come fenomeno, infine, che, a nostro avviso, bisogna
intervenire per prevenire il terrorismo, ma sulle cause dell’immigrazione stessa in quanto
fenomeno strumentalizzato dal terrorismo jihadista. Per il nostro Paese, in particolare,
questo fenomeno e le modalità con le quali lo si affronta, basate essenzialmente sul
93 Intervento del Sommo Pontefice del 28 ottobre 2015, nell’udienza interreligiosa in piazza San Pietro
dedicata al 50° anniversario della dichiarazione conciliare Nostra Aetate e al dialogo con ebrei e
musulmani, in http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-nessuna-religione-e-immune-dal-
fondamentalismo.aspx
94 Magdi C. ALLAM, Il nemico è l’Islam non i musulmani, in IL GIORNALE, ed. del 16 gennaio 2017, pag. 3.
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