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avamposto occidentale nel cuore del medio Oriente nel 1948, la sua vittoria sull’Egitto,

               nel 1967, con la guerra dei sei giorni nel Kippur e la firma degli accordi di Camp David, del
               1978.  Queste  le ragioni  del  disagio storico  che,  nel  tempo, diverrà  motivazione  strategica

               dell’attacco all’occidente. L’umiliazione subita dai musulmani, secondo tale impostazione

               ideologica, ha minato l’essenza della fede islamica divenendo, appunto, la base, secondo la

               traduzione letterale del termine dall’arabo Al-Qaida, dalla quale nasce il primo embrione
               del gruppo di Osama  Bin Laden che, unito  all’Egyptian Islamic Jihad  di Al Zawahiri,

               costituirà il Qa’idat al Jihad, la base per la Jihad ovvero l’avanguardia per l’internazionalizzazione,

               l’espansione globale dei princìpi e degli obiettivi della jihad .

                     Secondo tale interpretazione, molti Paesi arabi avrebbero abbandonato la volontà di
               istituire uno Stato governato dalla legge islamica precipitando nella  jahiliyya  ovvero

               nell’ignoranza religiosa, una situazione di fatto per cui sarebbe necessaria la reintroduzione

               della shaaria, la legge islamica. In tale quadro emerge il jihadismo salafita, che si basa su

               un’interpretazione integralista della  shaaria, imposta con la forza  e sulla necessità di un
               ritorno ai valori dell’Islam di Maometto, secondo cui l’eresia deve essere condannata con la

               morte;  l’impiego della  violenza  è, dunque, un  mezzo  per l’affermazione dei  princìpi

               religiosi . I conflitti provocati  dalle velleità  jihadiste  e,  tra  gli altri,  quello in atto nel
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               quadrante siro-iracheno, può quindi ben definirsi “il primo conflitto jihadista globale” . Un
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               conflitto contro una  galassia terroristica islamista  composta, ad  oggi, da almeno 43

               organizzazioni che perseguono direttamente o in collegamento con l’ISIS  obiettivi

               fondamentalisti   e i  cui attori hanno una  provenienza globale, come dimostrato dai più
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               8   Le origini del salafismo vanno ricondotte all’Egitto ovvero alla Fratellanza Musulmana, al wahhabismo e a
                  Mohammed Ibn Abd al-Wahhab, un clerico del XVIII secolo la cui interpretazione violenta dell’Islam
                  divenne dottrina di Stato dell’Arabia Saudita integrandosi con il pensiero della Fratellanza Musulmana e il
                  salafismo.  I neo-salafiti, in  particolare,  sono culturalmente e teologicamente più rivoluzionari dei
                  conservatori wahhabiti ma  ambedue i  movimenti  intendono  purificare la società islamica dalle innovazioni
                  impure, condividendo una marcata intolleranza nei confronti dei musulmani  apostati.  A.  PELLITTERI,
                  Oltre Wahhab.  L’Arabia Saudita tra modernismo, tradizione e Shi’a,  RIVISTA DI  INTELLIGENCE, giugno
                  2006; Jarret M. BRACHMAN and William F. MCCANTS, Stealing Al-Qaeda Playbook. Studies in conflict and
                  Terrorism, giugno 2006.
               9   P.  QUERCIA,  Il richiamo della jihad nei paesi dell’Unione europea e l’indice di radicalizzazione islamista, in  I
                  FOREIGN FIGHTERS EUROPEI.  CONTRIBUTI PER UNA  RIFLESSIONE STRATEGICA, Supplemento 1  -
                  Osservatorio Strategico 2015, CEMISS, pag. 27.
               10   Intel Center, “Islamic State’s 43 Global Affiliates: Interactive Map”, 10 luglio 2016, anche in
                  http://scl.io/JGXPdMa7#gs.TAuPkxg.

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