Page 124 - Quaderno 2017-4
P. 124

pregiudicato nel cantiere, appartenente ad una nota famiglia mafiosa radicata su quel
territorio. Ebbene, la prima opzione sarebbe quella di avviare delle indagini di polizia
giudiziaria con relative attività tecniche, pedinamenti, intercettazioni telefoniche ed
ambientali. Dopo alcuni mesi forse si riuscirebbe a documentare la commissione di reati
più o meno gravi, con notevole dispendio di risorse umane ed economiche. Nel frattempo
i lavori sarebbero stati già conclusi dall’impresa in odore di mafia e ovviamente pagati con
denaro pubblico. La seconda opzione invece sarebbe quella di comunicare i fatti al
Prefetto, ai fini dell’emissione di un’interdittiva antimafia, sono infatti sufficienti anche i
semplici tentativi di infiltrazione mafiosa. In questo modo si potrebbe recedere
immediatamente dal contratto e si eviterebbe di pagare un’impresa collusa con la
criminalità organizzata. Come si può notare la differenza fra le due possibili strade è netta.

      Ancora, ritornando sulla centralità della figura del Prefetto, si è trattato anche delle
white list, ossia un elenco istituito proprio presso le Prefetture, di imprese “pulite”,
affidabili, poiché già sottoposte ai controlli antimafia più stringenti. Uno strumento ideato
per quelle imprese che operano nei settori più a rischio infiltrazione mafiosa, come nel
ciclo del calcestruzzo, ed in particolare nelle situazioni in cui l’intervento pubblico è stato
più massiccio, come in occasione della ricostruzione post sisma in Abruzzo ed Expo
2015, poi destinato ad essere applicato su scala nazionale. Anche in questo caso, una
misura che ha sicuramente tanti vantaggi e risvolti positivi per la pubblica
amministrazione, ma che non deve essere concepita come “una patente di moralità”,
altrimenti le imprese che non sono iscritte potrebbero sentirsi a disagio e di conseguenza
le Prefetture sarebbero sormontate di richieste di iscrizione assolutamente non necessarie.

      Un’altra figura di rilievo di cui si è trattato è l’ANAC, anch’essa assolutamente
centrale nel contrasto alla corruzione e all’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici.
L’ANAC ha infatti il compito di controllare la legittimità delle varianti in corso d’opera, al
fine di evitare che il denaro risparmiato grazie ai ribassi della gara pubblica, vengano
recuperati con facili escamotage da parte delle imprese. Il responsabile del procedimento
ha l’onere di trasmettere le varianti, ed in caso contrario, incorre nel pagamento di
sanzioni. In aggiunta, il presidente dell’ANAC ha anche il potere di chiedere al Prefetto di
rinnovare gli organi sociali di un’impresa aggiudicataria di appalto, nel caso in cui alcuni
suoi membri siano oggetto ad indagini per fatti di corruzione e l’opera appaltata sia di
rilevante interesse pubblico.

                                                                 - 122 -
   119   120   121   122   123   124   125   126   127   128   129