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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE  85

per un archivio patrimoniale sulla ricchezza individuale, di cui invece in Italia non c’è
traccia. Per le ormai note ragioni culturali, gli uffici tributari vedono invece la valu-
tazione per ordine di grandezza come una grana, inseguendo i fantasmi contabili di
cui abbiamo già detto e diremo ancora, nell’illusione di utilizzare la determinazione
contabile della ricchezza anche dove ne manchino i presupposti.

3.8. Il limite al contante, forse utile ai fini antiriciclaggio, inutile per le finalità an-
ti-evasione e dannoso per chi è in regola

La confusione in tema di determinazione tributaristica della ricchezza, e delle misure
da adottare al fine di contrastare l’evasione fiscale, ha portato l’opinione pubblica e
le istituzioni a convincersi che determinate misure, adottate in maniera più o meno
efficace contro il riciclaggio, potessero disvelare i propri miracolistici effetti anche e
soprattutto i chiave antievasiva. In realtà si può anche sostenere che le continue
restrizioni all’uso del contante, così come la tracciabilità delle movimentazioni ban-
carie di cui abbiamo già parlato, dettate, come detto, contro il riciclaggio, possano
avere ricadute fiscali. Le istituzioni intuiscono infatti che il monopolio pubblico
dell’emissione di moneta può contribuire alla determinazione tributaristica della ric-
chezza. Occorre anche tener presente tuttavia che, se si eliminasse del tutto l’uso
del contante, non ci sarebbe comunque una aggregazione della ricchezza secondo i
concetti economici suindicati. Anche qui c’è l’illusione di poter utilizzare la traccia-

numeri ai concetti in una recente monografia, a cura di M. Damiani e R. Lupi, in Dialoghi Tributari, 2013, 4, pp.
375-380.
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