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CAPITOLO 2 – TENDENZE DI OPINIONE SULL’EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO 48

2.6. Le aziende come capro espiatorio e tacciate di immoralità soltanto perché
strutture organizzate e prive di umanità

Si nota un certo intreccio tra la fuorviante spiegazione dell’evasione in base a diso-
nestà, egoismo, senso civico e simili, e la confusione in materia di aziende. Su questa
premessa le aziende possono essere facilmente etichettate come grandi evasori da
una opinione pubblica priva di retroterra in materia, che non arriva a considerare il
ruolo di esattori del Fisco che le medesime svolgono ogni giorno, e che quindi le
addita in tal senso per la presenza di tutte le caratteristiche per un ruolo di capro
espiatorio. Esse sono grandi, impersonali e vengono viste in modo antropomorfo e
risultando quindi poco simpatiche, poco numerose, prive del diritto di voto e anche
misteriose nei loro meccanismi contabili. Le aziende insospettiscono già con i loro
bilanci, che chiudono sempre in pareggio al centesimo, quando anche l’uomo della
strada smarrisce con indifferenza cifre molto superiori10. L’immaginario collettivo
confonde la strutturale mancanza di umanità delle organizzazioni aziendali, con una
connessione tra la loro imprecisata immoralità umana e la già indicata spiegazione
dell’evasione in base all’ormai famoso senso civico. Partiamo dall’idea diffusa delle
aziende come omoni dediti al profitto, che sfruttano i dipendenti, lasciandoli morire
con indifferenza negli infortuni sul lavoro, inquinano l’ambiente, suggestionano i
consumatori, truffano i risparmiatori, corrompono i pubblici ufficiali e chi più ne ha
più ne metta, avviando un percorso socialmente dannosissimo. La rigidità organiz-
zativa, che è il punto forte dell’esternalità positiva aziendale, consistente nella de-
terminazione tributaristica della ricchezza, viene letta paradossalmente da tutti

10 Così R. Lupi, Compendio, cit., p. 147.
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