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CAPITOLO 2 – TENDENZE DI OPINIONE SULL’EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO 43

un senso civico dei lavoratori indipendenti, uno degli impiegati, uno dei risparmia-
tori, uno dei proprietari di appartamenti, uno degli esercenti un secondo lavoro e
così via. Ciascuna categoria economica e sociale include contribuenti più timorosi e
più spregiudicati, ma i comportamenti di massa dipendono soprattutto dalla deter-
minabilità della ricchezza, oltre che dalla percezione della propaganda. Per questo
la ricchezza dichiarata dove le aziende non arrivano, pur sottodimensionata rispetto
alla realtà, è maggiore di quanto sarebbe se i contribuenti considerassero la proba-
bilità di un controllo del Fisco solo in base alla loro esperienza diretta, trascurando
l’impatto dei mass media. Il fatto che i lavoratori indipendenti al consumo finale, nel
complesso, pur evadendo ampiamente, dichiarino nell’insieme cifre non manifesta-
mente inverosimili, non dipende da un loro superiore senso civico ma dall’impatto
della propaganda. Per questo bisogna smetterla col chiamare ladro di tasse7 o pa-
rassita chi non è raggiunto del tutto dalla tassazione attraverso le aziende, con gli
effetti sociali laceranti connessi all’equivoco concetto di lotta all’evasione. Così
come, allo stesso modo, dobbiamo per un verso guardare alla situazione estera, che
conferma del resto che quando si ha a che fare con la determinazione della ricchezza
ai fini tributari nessuno è patriota. Ce lo dicono recenti studi economici, secondo i
quali persino i lavoratori indipendenti di paesi con forte senso civico, e dove il con-
tante è scarsissimo, tendono infatti a omettere la registrazione fiscale di buona
parte della ricchezza. Questo dà ulteriore prova del fatto che dove la ricchezza non
è determinabile quindi attraverso le aziende, una presenza, sistematica e valutativa,
del Fisco, è necessaria alla credibilità della ricchezza registrata.

7 Così più volte Stefano Livadiotti, Ladri, gli evasori e i politici che li proteggono, Milano, Bompiani, 2010.
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