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CAPITOLO 2 – TENDENZE DI OPINIONE SULL’EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO 45

sta ottimamente, con messaggi mediatici martellanti e poco approfonditi, che ten-
dono a ripetere soltanto stereotipi. È del resto inevitabile che, in una società com-
plessa, la pubblica opinione ed il bagaglio culturale derivino, in materia tributaria,
soprattutto dall’intermediazione giornalistica, che con internet si è in parte disinter-
mediata, guadagnando sicuramente in democrazia, ma perdendo in qualità ed ap-
profondimento8. Questa forma di cultura tende così ad assecondare i luoghi comuni,
sensati e credibili, che la gente vuole sentirsi dire, compresa la suddivisione dei con-
tribuenti in buoni e cattivi, onesti e disonesti, con un flusso mediatico ininterrotto
che ostacola la ricerca di una sintesi tra gli impulsi alla base dei diversi messaggi
mediatici collegabili a una notizia. Anche sul Fisco l’informazione è utile solo ove
consenta di sedimentare pian piano una formazione sulla localizzazione dell’eva-
sione fiscale, mentre invece i ritmi frenetici di pubblicazione ostacolano spesso, al
contrario, addirittura il ragionamento, alla ricerca del mostro da sbattere in prima
pagina, nello scomodo ruolo di grande evasore, meglio ancora magari se vip. Anzi, a
maggior ragione potremmo dire che sull’evasione fiscale la continua ricerca del sen-
sazionalismo e dello share è controproducente, rispetto al ruolo sociale dei mass
media, arrivando ad individuare nel grande evasore una metafora del senso di fru-
strazione e d’impotenza del cittadino comune. Ci si scorda, in questo modo, della
spiegazione sociale della determinazione dei tributi, presi dal sensazionalismo e dal
semplicismo mediatico.

8 Così E. Melchiorre, Il mito del «grande evasore», cit., p. 15.
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