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CAPITOLO 2 – TENDENZE DI OPINIONE SULL’EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO 53
totale, ma durano molto di più, e soprattutto non dissuadono i contribuenti dall’oc-
cultamento degli imponibili, spingendo anzi, se possibile, in questa direzione chi ne
ha la possibilità. I funzionari del Fisco si catapultano sulle grandi aziende invece di
cercare la ricchezza non registrata, avviando i controlli sui cd. grandi contribuenti,
che vivono di vita propria perché occorre dar loro un senso, facendo risultato di ser-
vizio. Solo raramente si può chiudere una verifica senza rilievi, ed è per questo che
crescono le solite forzate e capziose contestazioni interpretative, che poi si autoali-
mentano nelle successive fasi amministrative e contenziose, e magari anche penal-
tributarie. Quest’atteggiamento è poi contagioso, portando anche sui contribuenti
di dimensioni più piccole i controlli su questioni di diritto, che permettono di esporsi
di meno. L’unica valenza di queste inutili contestazioni riguarda il lavoro professio-
nale di assistenza e contenzioso, nonché di pareristica preventiva. Senza le assurde
drammatizzazioni sul Fisco, queste questioni di inquadramento giuridico si risolve-
rebbero infatti con pochi incontri, senza una defatigante e inutile - parcelle a parte
- attività professionale.
2.8. Segue: il mito della grande evasione e dell’evasore ladro, alimentato dalla
mancanza di comprensione dei meccanismi aziendali
Sicuramente alla determinazione dei tributi attraverso le aziende può accompa-
gnarsi una ricchezza non registrata, sempre attraverso l’azienda, a beneficio del re-
lativo titolare, oppure, per società quotate o di proprietà statale, di manager spre-
giudicati, ma si tratta, a onor del vero, di una situazione piuttosto rara, dal momento
che in genere l’interessato non ne ha bisogno, stando già ben al di sopra del livello

