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CAPITOLO 2 – TENDENZE DI OPINIONE SULL’EVASIONE FISCALE E AUTORICICLAGGIO 57

non per garantirsi del cibo e un tetto sulla testa. Anche chi evade per garantirsi que-
sti piccoli lussi risulta, di conseguenza, socialmente ostile a chi potrebbe avere la
possibilità di evadere in proporzione. I miti però si evolvono con l’affinarsi della cul-
tura popolare, che recepisce e trasfigura la produzione e la finanza, e nel mito en-
trano, come detto, i conti esteri e l’evasore che porta i soldi all’estero, scattando
anche qui la mitologia di una cultura popolare che trasfigura e reinventa pezzi di
realtà, immaginando gli esportatori di capitali di un tempo, senza rendersi conto che
i fondi neri nascono in realtà già all’estero in contropartita, semmai, di costi gonfiati
di aziende italiane.

2.9. Segue: l’aumento della ricchezza non registrata come risultato dell’odierna
lotta all’evasione

Nascono preoccupanti isterismi collettivi nel momento in cui i lavoratori indipen-
denti, chiamati ladri perché, potremmo quasi dire fisiologicamente, non dichiarano
al Fisco parte della ricchezza che si guadagnano, replicano rilevando quanti dipen-
denti, in maggioranza pubblici, non si guadagnino la ricchezza su cui pagano le tasse.
Quando la pubblica opinione avverte l’inadeguatezza della risposta al problema da
parte della macchina pubblica, nel nostro caso a proposito di determinazione valu-
tativa della ricchezza dove le aziende non arrivano, l’enfasi comunicativa non solo
rischia perdite di credibilità, ma c’è di peggio, perché l’eccesso di comunicazione si
trasforma nel tentativo di risolvere a chiacchiere i problemi di bagaglio culturale e
di intervento amministrativo suddetti. In quest’ultima prospettiva l’enfasi verbale
della c.d. lotta all’evasione innesca un clima guerresco, in cui la confusione cresce
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