Page 11 - Quaderno 2017-1
P. 11

PREMESSA
 UN PROBLEMA CULTURALE ALLA BASE DELLA CONFUSIONE TRA

                        RICICLAGGIO ED EVASIONE

In materia fiscale si è andati incontro a un costante appiattimento della pubblica opinione

e degli studiosi, che ha finito col coinvolgere la classe dirigente, le istituzioni pubbliche e
gli stessi uffici tributari, in una confusione vorticosa capace di far perdere di vista a tutti il
vero obiettivo dell’attività del Fisco, che non consiste nel fare risultato di servizio, quanto
piuttosto nel determinare il più correttamente possibile la ricchezza ai fini tributari. Nella
perdita di coscienza generale, e nella concomitante crisi economica martellante, si è stati
portati ad attribuire la colpa di tutti i mali dell’Italia, e non solo di quelli in materia tribu-
taria, ai cd. Grandi Evasori, identificati con le aziende, viste come pasticceri un po' troppo
cresciuti. Si è iniziato così a caricare la questione di una già latente invidia sociale e di odio
nei confronti di questi soggetti, non considerando che in realtà è proprio dall’attività di
questi che proviene la parte maggiore di gettito tributario. Nella confusione attuale, nel
silenzio di studiosi latitanti, sono state proposte le idee più disparate, presentate come la
soluzione di tutti i mali, senza accorgersi che, in realtà, queste nella migliore delle ipotesi
avrebbero potuto dispiegare effetti positivi solo se poste in un sistema di interventi mirati
e determinati. Questo è accaduto anche col coinvolgimento della normativa antiriciclaggio,
piegata, sacrificata ai fini tributari, senza che essa, per sua intrinseca natura, potesse real-
mente risolvere i problemi. La normativa antiriciclaggio è negli anni entrata nel cerchio
magico di quelle misure costituenti uno specchio per le allodole, cui si è nel tempo fatto
ricorso per nascondere, occultandoli, i difetti e le mancanze nell’attività deterministica degli
uffici tributari. Ci si è, insomma, appiattiti sul normativismo anche in materia antiriciclag-
gio, ritenendo che questa fosse facilmente dispiegabile in materia tributaria, credendo real-
mente che potesse andare a stanare gli evasori ladri, assimilati in tutto e per tutto a delle
categorie delinquenziali con cui nulla hanno a che fare. Da un lato, senza considerare che
l’evasore è tale perché ne ha l’opportunità, questi viene tacciato di perversione, mentre
dall’altro si addebita la situazione evasiva italiana o a delle aliquote presuntivamente troppo
alte o a una ipotetica mancanza di senso civico, senza rendersi in realtà conto del fatto che
il vero problema italiano consiste nell’assenza della macchina tributaria, managerializzata e
smilitarizzata, e nel suo susseguente appiattimento sulla ragionierizzazione delle stime, che
ha, anche in questo caso, portato a una visione distorta della realtà, e in particolare della
normativa antiriciclaggio, che coinvolge le banche e in generale tutti gli intermediari finan-
ziari. Questo sistema è stato sempre più visto come una ghiotta occasione per parlare a
sproposito, tanto per, in materia fiscale, aumentando il senso di sperequazione tributaria
   6   7   8   9   10   11   12   13   14   15   16