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CURIOSANDO NEL MUSEO DELL’ARMA
nella fanteria serba, partecipò ai combattimenti e fu il pensiero politico del generale - forse anche in
ferita in modo grave e per questo decorata per il suo quanto membro dell’esercito - possa aver abbracciato
coraggio. Ma se le donne non si videro riconosciuto un presumibilmente (giacché il fondo non fornisce alcuna
ruolo “militare” almeno in Italia, non pochi dovevano prova in questa direzione) i principi della destra più
essere gli uomini, un po’ su tutti i fronti, che da donna benpensante e moralista, il che porta a ritenere che
si travestirono per sfuggire alla guerra; è questo il caso Cauvin segua le vicende fiumane con gli occhi di
di una immagine che Cauvin conserverà e che raffigura colui che è, per mestiere, abituato a indagare.
un «serbo ribelle» che, sotto le spoglie di una donna, Questo atteggiamento quindi confermerebbe nuova-
viene catturato da un «Brigadiere di Gendarmeria Au- mente la sua tendenza a conservare per non dimenticare,
stro-ungarico». a raccogliere documenti e informazioni cui egli sembra
Caricature e vignette satiriche, manifesti, volantini e attribuire fondamentale importanza per la custodia
cartoline di propaganda italiani, ma anche austro-un- della memoria; è come se egli intenda contribuire a
garici, tedeschi e inglesi. La dannunziana impresa di lasciare strumenti di accesso al ricordo e in esclusivo
Fiume, per molti aspetti, è stato un evento unico, suo omaggio.
qualcosa che ha suscitato interesse, passioni, disprezzo,
reazioni politiche e sociali e culturali. Per qualcuno
una vicenda da condannare e combattere a ogni costo,
per altri un progetto attraente, quasi una fascinazione.
Il Generale Cauvin, le cui dimissioni avranno effetto
dal 25 agosto 1919 (Gabriele D’Annunzio partirà da
Ronchi il 12 settembre successivo), riceverà presso la
propria abitazione i numeri del Bollettino Ufficiale di
Fiume e i resoconti dell’Ufficio stampa del Comando
di Fiume, Delegazione di Roma, che aveva sede in via
Condotti al numero 85.
Su di essi non una sottolineatura da parte sua, non un
segno che evidenzi passaggi particolari di quanto
queste pubblicazioni riportino; la sola loro conservazione;
è evidente che il generale rientra fra la categoria di
persone che guardano a Fiume quantomeno con inte-
resse; che poi questo interesse sia da leggersi come
“preoccupazione” da parte di un militare o come invece
“fascinazione” non è dato saperlo. Nulla, si ribadisce,
porta in una direzione né nell’altra. Certo la conser-
vazione dei bollettini e dei volantini lanciati su Vienna
porterebbero a concludere che Cauvin fosse della
partita di coloro i quali abbiano visto in Fiume una
prima (e unica) “riscossa” rispetto a quanto la Conferenza
di Versailles aveva sancito per l’Italia e per il resto UNA PAGINA INTERNA
d’Europa. Ma di contro, vale altrettanto l’ipotesi che DEL DIARIO DI GUERRA
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