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CURIOSANDO NEL MUSEO DELL’ARMA
STRALCIO DI UNA PAGINA DEL DIARIO DI GUERRA CON FOTOGRAFIA E RELATIVA DIDASCALIA
deve essere preponderante. Qui vicino una vaga veranda trincea (…). I feriti gemono e si lamentano e chiamano la
ornata di fiori mi costringe a pensare a Ilaria. Una bella mamma. Bisogna diventare insensibili. L’Italia sconterà
giovane bionda, con la veste turchina di cobalto, con tutto ciò, (…) dobbiamo abbandonare la linea e ritirarci.
ricche pieghe e stretta con una cintura, stava affacciata Ma con onore, ciò che gli italiani non possono dire della
alla veranda. Involontariamente penso al S. Sebastiano loro avanzata».
di Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Agostino a S. «7 luglio. Una pallottola colpisce il caporale Nyàri in
Geminiano [sic], che avevo ammirato con Ilaria durante mezzo alla fronte, fra i due occhi ed egli cade senza dire
un viaggio in Italia. (…) Impossibile dimenticare quella una parola sola. Il miglior tiratore della compagnia. Dio
donna! (…)». abbia misericordia della sua anima. Gli incrocio le mani
«4 luglio. (…) Presso la trincea sono stati appostati dei sul petto e lo faccio trasportare. Verso le 20 ci dobbiamo ri-
cannoni, vecchi pezzi di bronzo, rimessi a nuovo. E pure tirare un’altra volta. Abbandoniamo la trincea ed i nostri
riescono a tener fronte all’innumerevole artiglieria italiana, morti. La piccola schiera di eroi si ritira. I soldati si
e pure riescono a tenere indietro l’avversario indegno. disegnano sull’aureo fondo di mosaico del cielo vespertino
(…) Si combatte furiosamente a S. Martino. (…) Fuoco con contorni taglienti. Ed io penso alla teoria di Santi
di artiglieria inaudito. Il nemico s’apre la strada attraverso sulle pareti di Apollinare vecchio ed Ilaria che svegliò
i cadaveri degli eroi. Dio ci aiuti». nella mia mente il senso artistico. La benedico dovunque
«6 luglio. [a Marcottini, ndr] Alle due di notte gli italiani ella sia».
rinnovano l’attacco. Alle tre e mezzo tutto era finito. «8 luglio. Ho sognato di lei tutta la notte. (…). Pensai
Quella genia vigliacca non ha osato di venire avanti. (…) tosto Ilaria e la rividi sulla piazza di Ravenna, (…). E’
Noi vinceremo perché siamo degni della vittoria. (…) Alle stato per volontà di Dio o del diavolo che l’incontrai nel
due e mezza una granata di grosso calibro cade nella chiostro del convento di Millstadt?».
NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO VI 63

