Page 38 - Forestale N. 84 gennaio - febbraio 2015
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mondiale.  In  quegli  anni,  il  Cremisi  svolgerà
          servizio prima presso la Direzione delle fore-
          ste  a  Roma  e  successivamente  presso  il
          Ripartimento  di  Genova.  Con  l’avvento  del
          fascismo e la costituzione della Milizia nazio-
          nale  forestale,  l’ufficiale  verrà  nuovamente
          assegnato al Piemonte, divenendo comandante
          di Legione nel 1929, con il grado di Console
          (ovvero  Colonnello).  Una  carriera  brillante,
          segnata  anche  da  importanti  riconoscimenti:
          Cavaliere ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio
          e  Lazzaro,  Commendatore  dell’Ordine  della  zioni, alle esecuzioni sommarie ed alle torture.
          Corona d’Italia.                          “Larve disperate, denutrite, vestite di stracci, quanti di
          Poi, nel giro di pochi anni, la storia prende una  loro con le mani sulle spalle del compagno che avanzan-
          piega tragica e folle. Il regime fascista vara  i  do penosamente nella neve strascinava in qualche modo
          primi  provvedimenti  amministrativi  restrittivi  un fardello miserabile dal quale la vita stava svanendo”.
          nei confronti degli ebrei. La madre di Cremisi  Sono  le  parole  con  le  quali  Paolo  Weisser,
          apparteneva a tale religione. Il primo ottobre  sopravvissuto al Campo di concentramento ha
          del 1933, Arduino Cremisi viene trasferito da  ricordato quei giorni terribili. Nella sua lettera,
          comandante della Legione (l’attuale Comando  cortesemente messa a disposizione dalla nipote
          regionale) al Comando della Coorte di Torino  Camilla Cremisi, vengono ricordate le vessazio-
          (l’attuale Comando provinciale), senza funzio-  ni subite anche da Elia Vita Arduino.
          ni  di  comando.  Un  anno  dopo,  con  decreto  Il Campo di Flossenbürg viene liberato dalle
          ministeriale,  il  suo  nome  viene  rettificato  in  truppe  americane  il  23  aprile  1945.  Vi  sono
          quello di Elia, Vita, Arduino. In un breve lasso  ancora 1.500 prigionieri in vita. 73.296 perso-
          di tempo verrà prima posto in ausiliaria e, il  ne, invece, sono state uccise, bruciate o sepolte
          primo febbraio 1939, posto in congedo asso-  intorno al campo.
          luto “perchè di razza ebraica”. Ha 63 anni. Pochi  Tra queste, la matricola 40043 ha di nuovo un
          mesi dopo scoppierà il secondo conflitto mon-  volto  ed  una  storia.  Non  siamo  numeri,  ma
          diale,  segnato  da  eventi  sempre  più  esseri umani. Nel 70° anniversario della scom-
          drammatici. Il figlio Giorgio Amedeo, medico  parsa  dell’Ufficiale  e  Forestale  Elia,  Vita
          chirurgo, viene richiamato alle armi come uffi-  Arduino Cremisi, vittima della Shoah, morto il
          ciale e muore nel gennaio del 1943 sul fronte  14 gennaio 1945, il Corpo forestale dello Stato
          orientale, meritando la Medaglia d’oro al Valor  gli ha intitolato il Comando Provinciale di Pisa.
          Militare. Dopo l’8 settembre, l’Italia si spacca e
          le  truppe  naziste  occupano  manu  militari la
          Penisola.  Cremisi  e  la  sua  famiglia  sono  in
          Piemonte e il 26 ottobre 1944, le SS lo prele-
          vano  dalla  sua  abitazione  a  Torino,  in  via
          Legnano 28 e lo mandano al campo di transito
          Bolzano-Gries. Vi rimarrà fino al 14 dicembre
          di quello stesso anno, per essere avviato all’ul-
          tima  destinazione,  con  uno  degli  ultimi
          convogli di ebrei deportati dall’Italia.
          Flossenbürg,  matricola  40043.  Gli  rimane  un
          mese  di  vita.  Le  condizioni  al  campo  sono
          disperate:  i  prigionieri  vivono  in  baracche  di
          legno sovraffollate, in condizioni igieniche pie-
          tose, sottoposti ai rigori dell’inverno, a turni di
          lavoro massacranti, alla denutrizione, alle puni-


                                                                         Il Forestale n. 84 - 39
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