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no a tutela delle specie protette, l’Operazione conieri, che hanno visto nella Forestale l’unico
Adorno è in primo piano e si svolge nella pro- ostacolo da eliminare per poter effettuare que-
vincia di Reggio Calabria dalla fine di aprile ai sto tipo di caccia, avvertita dalla coscienza
primi di giugno (a stagione venatoria chiusa), sociale di quei tempi come un’attività quasi
in occasione del passo più cospicuo di rapaci consentita, perché supportata da una tradizio-
migratori. Viene attuata proprio per prevenire ne secolare dura a morire.
e reprimere il bracconaggio ai danni dell’avi- Le misure di sicurezza adottate erano molto
fauna migratrice in generale, ma più in elevate: due elicotteri, dall’alto, potevano sem-
particolare del falco pecchiaiolo. pre intervenire in caso di situazioni tese o
delicate e favorivano il rientro delle pattuglie
L’attività presso la centrale operativa, monitorando di
continuo un territorio difficile anche da un
Le pattuglie del Corpo forestale dello Stato
punto di vista morfologico.
ogni anno, dalla metà degli anni ‘80, presidiano
e controllano il territorio del reggino, com-
piendo un’efficace attività di prevenzione e La Legislazione
repressione del fenomeno di abbattimento dei Nel 1992, il Legislatore ha recepito la
rapaci sullo Stretto, offrendo una possibilità a “Direttiva Uccelli” che rappresenta il riferi-
tutti quegli esemplari che spesso ancora giova- mento comunitario per la conservazione degli
ni o poco esperti, provati dalle fatiche di una uccelli selvatici, regolando gli usi consentiti ai
traversata di migliaia di chilometri e minacciati loro danni tra cui il prelievo venatorio. In quel
da deprecabili usanze, non riuscirebbero a rag- periodo, alla luce della maggiore consapevolez-
giungere i siti di nidificazione solo con le za maturata nella società per le questioni
proprie forze. ambientali e grazie alla spinta delle principali
Fino all’introduzione della legge n. 157 del associazioni in materia, sono state poste in
1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica essere con la cosiddetta “legge sulla caccia” n.
omeoterma e per il prelievo venatorio), l’abbattimen- 157 del 1992, le principali norme per la prote-
to dei falchi era considerato un fatto zione degli animali selvatici e fissate le regole
“tradizionale” e punito poco severamente, con generali per lo svolgimento dell’esercizio vena-
le sole sanzioni amministrative previste dalla torio. La novella legislativa ha avuto anche il
legge n. 968 del 1977 che reca “Principi generali merito di introdurre le sanzioni penali per i
e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna comportamenti ritenuti più gravi, come ad
e la disciplina della caccia”. Chi sparava ed abbat- esempio la caccia in aree protette, l’abbatti-
teva un falco col proprio fucile, non aveva da mento di specie protette e particolarmente
temere un granchè, gli bastava pagare una sem-
plice somma di denaro per riprendersi, in
pochi giorni, l’arma con la quale aveva ucciso
anche decine di esemplari di adorno.
In quegli anni questo tipo di bracconaggio era
molto diffuso. I cacciatori sparavano da veri e
propri appostamenti abusivi che sono ancora
visibili oggi, come sui sentieri del “Monte
Scrisi” dal quale si può godere la visuale di tutto
lo Stretto di Messina.
Il NOA, per reprimere l’abbattimento indiscri-
minato dei falchi, ha impiegato notevoli risorse
umane e strumentali raggiungendo sempre
ottimi risultati. Il lavoro dei Forestali non è
stato però semplice ed esente da pericoli.
A volte gli agenti del NOA sono stati soggetti
a vere e proprie imboscate da parte dei brac-
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