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Il Forestale n. 80 60 pagine  11-06-2014  16:53  Pagina 25











                 no a tutela delle specie protette, l’Operazione  conieri, che hanno visto nella Forestale l’unico
                 Adorno è in primo piano e si svolge nella pro-  ostacolo da eliminare per poter effettuare que-
                 vincia di Reggio Calabria dalla fine di aprile ai  sto tipo di caccia, avvertita dalla coscienza
                 primi di giugno (a stagione venatoria chiusa),  sociale di quei tempi come un’attività quasi
                 in occasione del passo più cospicuo di rapaci  consentita, perché supportata da una tradizio-
                 migratori. Viene attuata proprio per prevenire  ne secolare dura a morire.
                 e reprimere il bracconaggio ai danni dell’avi-  Le misure di sicurezza adottate erano molto
                 fauna migratrice in generale, ma più in    elevate: due elicotteri, dall’alto, potevano sem-
                 particolare del falco pecchiaiolo.         pre intervenire in caso di situazioni tese o
                                                            delicate e favorivano il rientro delle pattuglie
                 L’attività                                 presso la centrale operativa, monitorando di
                                                            continuo un territorio difficile anche da un
                 Le pattuglie del Corpo forestale dello Stato
                                                            punto di vista morfologico.
                 ogni anno, dalla metà degli anni ‘80, presidiano
                 e controllano il territorio del reggino, com-
                 piendo un’efficace attività di prevenzione e La Legislazione
                 repressione del fenomeno di abbattimento dei  Nel 1992, il Legislatore ha recepito la
                 rapaci sullo Stretto, offrendo una possibilità a  “Direttiva Uccelli” che rappresenta il riferi-
                 tutti quegli esemplari che spesso ancora giova-  mento comunitario per la conservazione degli
                 ni o poco esperti, provati dalle fatiche di una  uccelli selvatici, regolando gli usi consentiti ai
                 traversata di migliaia di chilometri e minacciati  loro danni tra cui il prelievo venatorio. In quel
                 da deprecabili usanze, non riuscirebbero a rag-  periodo, alla luce della maggiore consapevolez-
                 giungere i siti di nidificazione solo con le  za maturata nella società per le questioni
                 proprie forze.                             ambientali e grazie alla spinta delle principali
                 Fino all’introduzione della legge n. 157 del  associazioni in materia, sono state poste in
                 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica  essere con la cosiddetta “legge sulla caccia” n.
                 omeoterma e per il prelievo venatorio), l’abbattimen-  157 del 1992, le principali norme per la prote-
                 to dei falchi era considerato un fatto     zione degli animali selvatici e fissate le regole
                 “tradizionale” e punito poco severamente, con  generali per lo svolgimento dell’esercizio vena-
                 le sole sanzioni amministrative previste dalla  torio. La novella legislativa ha avuto anche il
                 legge n. 968 del 1977 che reca “Principi generali  merito di introdurre le sanzioni penali per i
                 e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna  comportamenti ritenuti più gravi, come ad
                 e la disciplina della caccia”. Chi sparava ed abbat-  esempio la caccia in aree protette, l’abbatti-
                 teva un falco col proprio fucile, non aveva da  mento di specie protette e particolarmente
                 temere un granchè, gli bastava pagare una sem-
                 plice somma di denaro per riprendersi, in
                 pochi giorni, l’arma con la quale aveva ucciso
                 anche decine di esemplari di adorno.
                 In quegli anni questo tipo di bracconaggio era
                 molto diffuso. I cacciatori sparavano da veri e
                 propri appostamenti abusivi che sono ancora
                 visibili oggi, come sui sentieri del “Monte
                 Scrisi” dal quale si può godere la visuale di tutto
                 lo Stretto di Messina.
                 Il NOA, per reprimere l’abbattimento indiscri-
                 minato dei falchi, ha impiegato notevoli risorse
                 umane e strumentali raggiungendo sempre
                 ottimi risultati. Il lavoro dei Forestali non è
                 stato però semplice ed esente da pericoli.
                 A volte gli agenti del NOA sono stati soggetti
                 a vere e proprie imboscate da parte dei brac-


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