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Il Forestale n. 80 60 pagine 11-06-2014 16:54 Pagina 29
AMBIENTE / Risanamento del suolo
LA FITODEPURAZIONE
Il ricorso a sistemi naturali di controllo degli effetti
inquinanti
di Fabio Gorian e Giuseppe Lopez
n grave incidente scosse l’opinione pubbli- effetti inquinanti è fatto risalire ai Romani che
ca italiana, e non solo, nel 1976: una nube deviarono la cloaca massima di Roma nelle
chimica contenente diossina sprigionatasi Paludi Pontine distanti decine di chilometri dalla
U da una fabbrica di proprietà svizzera situa- città, ai fini di depurare le acque prima che que-
ta nell’hinterland milanese a Seveso, rilevò per la ste si gettassero in mare. Oggi, dunque, con la
prima volta in maniera evidente l’esistenza del pro- fitodepurazione viene recuperata l’antica saggez-
blema dell’inquinamento anche in Italia. I danni a za, promuovendo tale sistema nelle aree urbane;
persone e cose furono ingenti. Le operazioni di tale tecnica consiste nell’utilizzo di particolari
bonifica dell’intera area si svolsero in uno scenario categorie di piante (soprattutto macrofite acqua-
di guerra: operatori completamente rivestiti di tute tiche) aventi la capacità sia di trasportare
e maschere con filtri, strade chiuse al traffico, abi- ossigeno in profondità sia di assorbire, tra gli altri
tazioni evacuate per questioni di sicurezza. elementi minerali, anche alcuni metalli pesanti
Quarant’anni dopo, nella ormai tristemente vicen- pericolosi per la qualità delle acque e quindi per
da nota come “Terra dei Fuochi”, si ripete in Italia la salute umana. Ma lo scopo principale degli
un altro episodio di feroce aggressione all’ambien- impianti di fitodepurazione è quello di creare un
te, forse con minore impatto emotivo ma con ambiente ideale per lo sviluppo della flora batte-
maggiore sdegno: questa volta, infatti, non si è rica, principale protagonista del risanamento
trattato di un incidente, ma della condotta consa- delle acque. Non esistono obblighi di legge che
pevole di persone senza scrupoli che hanno impongano il ricorso a questo sistema di depura-
lucrato sulla pelle della popolazione di un vasto zione, ma il Testo unico sull’ambiente del 2006
territorio, architettando un sistema criminoso i cui
effetti si sono concretizzati nell’inquinamento sia
della falda acquifera, di vaste aree abitate, che di
svariati ettari di terreni a vocazione agricola.
Il Comune di Venezia alla fine degli anni Settanta
affidò ad un architetto paesaggista il recupero
ambientale di una delle zone più inquinate dell’a-
rea industriale di Marghera, alle porte della città.
Per la prima volta vennero utilizzati metodi e
prodotti di origine naturale, peraltro già ampia-
mente utilizzati in Germania, che consentirono la
bonifica di una superficie di 11 ettari ove per anni
erano stati sversati i fanghi inquinanti dragati
dalle acque antistanti Venezia. La realizzazione
del progetto portò alla creazione di un parco a
disposizione della cittadinanza, ora conosciuto
come Parco di San Giuliano. Mi è caro ricordare
e citare quell’episodio, perché quell’architetto
paesaggista era mio padre.
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