Page 45 - Forestale N. 67 marzo - aprile 2012
P. 45
L’ERBAVOGLIO
Spinacio selvatico o Buon Enrico qualche decina di centimetri, si riconosce facilmente per
Chenopodium bonus henricus, fam. Chenopodiaceae avere foglie di forma triangolare, a ricordare sia la punta
di una freccia, sia un piede d’oca, donde il nome del gene-
re Chenopodium, che deriva dal greco chen=oca e
puspodos=piede, ovvero “piede d’oca”.
Le foglioline, che sono di colore verde scuro nella pagina
superiore, mentre quella inferiore è biancastra e farinosa,
presentano un lungo picciolo, specialmente quelle della
parte basale della pianta, e costituiscono la parte più utiliz-
zata in cucina. Poche verdure risultano altrettanto gustose
e versatili, tanto che la fama dello Spinacio selvatico ha
radici lontane nel tempo per le popolazioni montane, che in
tempi di povertà e carestia ne facevano un alimento impor-
tante di una dieta frugale, grazie anche al suo elevato
contenuto in ferro e vitamina C.
Nei prati della montagna, dai 500 fino agli oltre 2.000 m di Va raccolto quando è ancora tenero, prima della fioritura
quota, vegeta spontaneo l’ottimo Spinacio selvatico o Buon che avviene nel periodo estivo, al fine di evitare disturbi di
Enrico, detto anche Spinacio di monte, Tuttabuona o tipo gastroenterico, dato che i semi venivano utilizzati in
Colubrina. Il singolare nome Buon Enrico sembra derivare erboristeria come purganti. Molteplici sono gli utilizzi che si
da Enrico IV di Navarra, protettore dei botanici, che ne dif- possono fare dello Spinacio selvatico, oltre quelli pretta-
fuse l’uso durante il suo regno. Taluni, invece, ne fanno mente culinari: ad esempio può essere impiegato per
risalire l’origine alla leggenda del “povero Enrico”, che, preparare composti che danno sollievo a bruciature e pia-
malato di lebbra, sarebbe stato guarito da questa pianta, ghe, scottando le foglie in olio di oliva ed utilizzandole
molto nota alle popolazioni di montagna. come impacco. Inoltre le foglie fresche, apposte diretta-
Lo Spinacio selvatico, simile allo spinacio comune ed mente sulla parte dolorante, sono molto utili per portare a
altrettanto duttile nelle possibilità di utilizzo in cucina, pre- maturazione gli ascessi.Tuttavia, la diffusione che ha avuto
dilige terreni ben concimati e ricchi di azoto ed è pertanto in campo erboristico è nettamente inferiore rispetto a quel-
diffuso soprattutto in prossimità degli stazzi e dei pascoli la riscontrata in gastronomia.
montani di tutto il territorio nazionale, spesso in associa- Il Buon Enrico si utilizza come lo spinacio ed è ottimo nelle
zione con l'ortica con cui divide l’habitat. minestre, nei minestroni di verdura, nei risotti, in insalata
Questa pianticella perenne, i cui fusticini arrivano fino a utilizzando le foglioline più giovani, mentre i germogli pos-
sono essere cotti a vapore e consumati come gli asparagi.
L'unico problema è rappresentato dall'approvvigionamen-
Tortino di Buon Enrico to, dato che non si presta alla conservazione per la
– 1 kg di Buon Enrico commercializzazione, deve essere raccolto e consumato
– 3 uova subito; un buon pretesto, però, per riscoprire il piacere di
– una fetta da 200 gr circa di prosciutto cotto una camminata in montagna, alla ricerca dei sapori delle
– 3 cucchiai di panna da cucina nostre radici.
– 50 gr di pangrattato Bianca Maria Landi
– 30 gr di burro
– sale q.b.
Lessare le foglie di Buon Enrico, scolarle, strizzarle e
tritarle finemente. In una terrina mescolare le uova
sbattute, il parmigiano, il prosciutto ridotto a dadini, la
panna. Salare e versare il composto in una pirofila
unta, spolverare con il pangrattato ed aggiungere
qualche fiocchetto di burro. Infornare a 180° fin a
quando la superficie non sarà ben dorata. Può essere
servito caldo o freddo come antipasto.
48 - Il Forestale n. 67

