Page 17 - Forestale N. 63 luglio - agosto 2011
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Vietato tagliare gli alberi               di tutti i Forestali ora e per il futuro. Interessanti
                                                    sono i dati forniti da una inchiesta di Innocenzo
          Le costituzioni camaldolesi divennero via via  X, il quale nel 1650, nel pieno dell’entusiasmante
          sempre più tecniche, protese al miglioramento  epopea della controriforma cattolica, decise di
          delle foreste e a conferma è singolare l’introdu-  monitorare il patrimonio forestale condotto dai
          zione nel 1639 delle norme per la scelta delle  monasteri, che risultava, dalla lettura di questi atti,
          guardie forestali rigorosamente laiche (art. 7 delle  di una consistenza davvero considerevole.
          nuove Costituzioni Camaldolesi del 1639).  Le esperienze in tal senso di Cavansi, Val-
          Ancora poi, è sempre di tale periodo il divieto,  lombrosiani, Camaldolesi, Cistercensi, tutti rami
          valido per tutti gli eremi appartenenti alla  dello stesso albero dei discepoli di San Benedetto,
          Congregazione, di tagliare alberi senza il permes-  patrono d’Europa e vero fondatore della civiltà
          so del Priore, il quale a sua volta può farlo solo  europea, si ricollegano tutte alle foreste nel cui
          con il consenso del Capitolo Locale.      spirito oggi gli appartenenti al Corpo forestale
          Per quanto concerne i rimboschimenti, le  dello Stato possono ritrovare la forza e la bellezza
          Costituzioni Camaldolesi obbligavano il Superiore  della propria identità.
          dell’eremo a piantare annualmente
          un considerevole numero di piante
          (4-5000) giungendo perfino a 30000
          esemplari di abeti piantati in più
          riprese nel corso del XIX secolo,
          come documentato negli Atti del
          Capitolo Generale.
          In sostanza “ i Camaldolesi conce-
          pirono la selvicoltura anzitutto
          come un servizio reso al bosco e
          solo in seconda istanza come un’at-
          tività redditizia”. G. Roupnel
          parlando dei cistercensi, particolar-
          mente bersagliati dalla storiografia
          gnostica e liberale, quali dissodatori
          di foreste medioevali, di converso
          dice: “Essi sono andati a vivere
          nella foresta con l’intenzione di ser-
          virsene non di rovinarla. Attorno a
          quasi tutte le abbazie cistercensi la
          foresta conserva ancora intatta la
          propria estensione”.

          Importante fu anche il ruolo dei
          Cistercensi  nell’organizzazione
          degli ordini cavallereschi (Bernardo
          di Chiaravalle contribuì alla reda-
          zione della Regola dei Templari) e
          questo rende ancora più archetipico
          per gli appartenenti al Corpo fore-
          stale dello Stato, che è un Corpo
          Armato, la figura di San Giovanni
          Gualberto, che era comunque un
          cavaliere.
          Tale ottica è da far propria da parte



                                                                          Il Forestale n. 63 - 19
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