Page 40 - Forestale N. 58 settembre - ottobre 2010
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150 ANNI UNITÀ d’ITALIA
Gli alberi della libertà La pianta generalmente preferita era la giovane quercia,
Nel 2011 verranno celebrati i 150 anni dell’Unità d’Italia. ma spesso, in Italia, veniva usato il pioppo, il cui termine
Per l’occasione inauguriamo una nuova rubrica che latino populus ben ricordava la parola popolo. L’albero
ripercorrerà alcuni episodi della storia del nostro Paese della libertà non doveva necessariamente essere costi-
attraverso una particolare chiave di lettura: gli alberi. tuito da una vera e propria pianta vegetale, bensì poteva
di Nicolò Giordano consistere anche soltanto di una semplice asta o palo di
legno pavesato con nastri tricolori (azzurro, bianco e
Il Risorgimento è una fonte di cronache, curiosità, aned- rosso in quello francese; verde, bianco e rosso in quello
doti e testimonianze che legano in maniera indissolubile italiano) ed incoronato col berretto frigio.All’albero veni-
fatti d’arme e personaggi anche al mondo vegetale vano affissi motti rivoluzionari. Dal 1795 al 1800, in
spesso assurto a simbolo delle speranze e degli aneliti molte parti d’Italia furono messi a dimora Alberi della
di libertà degli italiani. Libertà. Ad esempio, a Firenze, il 7 aprile 1799, venne
La rivoluzione francese ha segnato l’inizio dell’era proclamata una festa nazionale di giubilo, con l’apposi-
moderna. Con l’introduzione dei principi di libertà, ugua- zione dell’Albero della Libertà nella Piazza Nazionale
glianza e fratellanza si realizzò la radicale (oggi della Signoria).
trasformazione del concetto di Stato e si assi- L’albero, portato nella
stette alla progressiva affermazione di nuove piazza su un grande
classi sociali e di nuove aspirazioni. La venta- carro, era accom-
ta di rinnovamento attraversò l’Europa pagnato da 18
con il rovesciamento delle coppie di fidanzati
monarchie e la nascita di e una grande folla di popolo.
effimere repubbliche che Anche nel Regno delle Due
costituiranno, però, il seme Sicilie vennero piantati,
per il successivo movi- sempre nel 1799, numerosi
mento risorgimentale in alberi della libertà per
Italia e l’affermazione del festeggiare la fine della dittatu-
concetto di “nazione”. ra dei Borbone con l’intervento
Sull’onda delle nuove idee, dell’Esercito della neonata Repubblica
per solennizzare l’abolizio- francese.
ne della tirannide e il ritorno
alla libertà, vennero adottati
nuovi simboli e nuove ceri-
monie.
Tra queste va ricordata la
messa a dimora, nelle piazze delle città e dei paesi, La Repubblica partenopea ebbe breve durata, poiché il
dell’“Albero della Libertà”. Dapprima in Francia, a parti- disegno politico di Napoleone si trasformò presto in
re dal 1790, e poi in tutte le nazioni ove arrivavano le un’avventura militare che avrebbe impegnato gli eserci-
truppe rivoluzionarie francesi si diffuse l’uso di piantare ti e le case regnanti fino alla sua sconfitta nel 1815.
l’albero della libertà e di far festa. Con la Restaurazione quasi tutti gli alberi della libertà
vennero abbattuti. Ma sono sopravvissuti alcuni esem-
Nasce la Festa dell’Albero plari in varie parti d’Italia. Sul litorale jonico catanzarese,
L’usanza dell’albero della libertà si sviluppò con tale ad esempio, sopravvive a Montepaone un olmo che
rapidità che si narra che, alla fine del 1792, in Francia, vi sorge davanti la casa della famiglia Mattei, alla quale
fossero già 60.000 di questi alberi. Il suo uso fu regola- appartengono due patrioti, Gregorio Mattei e Luigi Rossi.
to da un decreto della Convenzione Nazionale approvato Quest’ultimo, in particolare, fu il poeta della Rivoluzione
il III giorno piovoso dell’anno II (22 gennaio 1794) che partenopea, cui si deve tra l’altro, un inno per l’elevazio-
prescriveva addirittura di piantare un nuovo alberello ne dell’albero della libertà a Napoli, dove ne furono
entro il I germinale (21 marzo) ovunque ne fosse morto piantati diversi. Mattei e Rossi furono giustiziati a Napoli,
uno, così che in ogni Comune rinverdisse il simbolo della in piazza Mercato, pochi mesi dopo la nascita della
libertà. Repubblica, al ritorno del Borbone a Napoli.
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