Page 21 - Forestale N. 53 novembre - dicembre 2009
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NATALE / Letture

          FORZA MAMMA ORSA






















                                                               Una favola del noto

                                                           naturalista Francesco
                                                           Petretti contenuta nel
                                                         libro appena pubblicato
                                                               dal Corpo forestale
                                                                          dello Stato
         © F. Petretti




              ra ormai autunno, il cielo era sempre gri-  “Non ho niente da darvi figlioli, coraggio, cer-
              gio, le giornate erano corte corte, faceva  chiamo” e per dare l’esempio, cominciò a
              freddo e  tirava vento. Mamma orsa segui-  perlustrare le rive del torrente , rovesciando le
          E ta dai suoi tre cuccioli, due maschietti e  pietre per vedere semmai qualche insetto si fos-
          una femminuccia, cercava qualcosa da mangia-  se nascosto lì sotto. Ma non c’era neanche una
          re, ma il gelo aveva ormai seccato tutte le  formica: i tre orsacchiotti ormai non la seguiva-
          piante, topi e conigli si erano nascosti sottoterra  no più, si erano addormentati con il muso fra le
          e le api si erano chiuse nei propri nidi. La fami-  zampe e dormivano. Forse non si sarebbero mai
          gliola camminava ormai da giorni, sempre più  più svegliati. L’orsa si stese dove un raggio di
          affamata, finché non giunse sulle rive di un lago  sole regalava un po’ di tepore. Si era appena
          grande e profondo. Difficilissimo da attraversa-  assopita quando sentì un batter d’ali. Ebbe la
          re: affamati ed esausti gli orsi si accucciarono  prontezza di riflessi di restare ferma, socchiu-
          sulla riva, smarriti. Non c’era anima viva: nessun  dendo solo un occhio: sembrava morta.
          canto di uccelli, nessun bramito di cervi in  Un bel gabbiano candido come la neve, paffuto
          amore, nessun ronzio di api o di bombi.   e dall’aria insolente, si avvicinò trotterellando
          L’orsa era avvilita e disperata: i suoi cuccioli ave-  sulle zampe palmate, gialle come un ranuncolo.
          vano ormai smesso di giocare perchè la    “Questa è bella che morta” fece il gabbiano fra
          mancanza di cibo li aveva resi deboli.    sé e sé e menò una beccata sul didietro dell’or-
          “Suvvia, figlioli” fece l’orsa “cerchiamo un po’  sa. L’orsa niente, immobile. Il gabbiano si fece
          d’erba da mangiare” - “Ancora, mamma?” fece  più ardito e afferrato un ciuffo di peli si mise a
          uno dei  maschietti disperato “non ne posso più  tirare con tutta la forza che aveva.
          di quest’erba dura e insipida. Mamma ho fame”.  Fu allora che l’orsa diede prova della sua agili-

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