Page 14 - Forestale N. 49 marzo - aprile 2009
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he ci fanno David Grossman, Mario Rigoni Stern e Danilo Mainardi
a passeggio al tramonto con centinaia di persone al seguito in una
riserva naturale del Corpo forestale dello Stato? Perché degli operai
C forestali calcolano come collocare un verricello per abbattere una
quercia rossa sana e perché non usano una comoda motosega? Nella riser-
va “Bosco Fontana”, a un passo da Mantova, accadono “cose strane”.
Qui ci si limitava a gestire la foresta, un’antica riserva di caccia dei
Gonzaga, consentendo l’abbattimento di alcuni alberi per rica-
varne legna da ardere, seguendo una classica concezione
produttivistica. Alla fine degli anni Ottanta invece, per la
prima volta in Italia, il Corpo forestale si fa promotore di
un deciso cambiamento gestionale, suscitando addirittu-
ra scandalo tra i gestori forestali, lasciando marcire in
foresta tutto il legno morto, sempre considerato dai
forestali come fonte di malattie per la foresta o di
disordine visivo. Per questa gestione che lo riporta
a condizioni di maggiore naturalità, Bosco
Fontana è anche stato incluso dal Consiglio
d’Europa nel novero delle foreste di importanza
prioritaria per la conservazione degli organismi
saproxilici (demolitori del legno morto): il 30
per cento della biodiversità forestale. Andiamo
a visitarlo allora questo think tank della
Forestale che non a caso ospita anche la
sede operativa del Centro Nazionale
per lo Studio e la Conservazione
della Biodiversità Forestale. Si per-
corre una strada di campagna
uguale a tante altre strade e poi
ecco che ci si trova davanti a una
macchia di foresta isolata, composta
principalmente da farnie e carpini
bianchi, un relitto delle antiche
foreste che ricoprivano un tempo
tutta la pianura Padana. Per acce-
dervi si supera un fossato che la
circonda per quasi tutto il suo peri-
metro, una sorta di difesa naturale
contro i malintenzionati.
La villa di caccia dei Gonzaga
ospita il Centro Nazionale
per lo Studio e la Conservazione
della Biodiversità Forestale.
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