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“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia
Il cipresso comune: la “globalizzazione” della cultura greca
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Le importazioni di specie arboree da parte degli antichi Greci non si sono limitate al
Fragno ed alla Vallonea, ma hanno interessato anche una Gimnosperma le cui esigenze
ecologiche sono improntate ad una ubiquitarietà estrema: è possibile infatti far risalire al-
lo stesso popolo l’importazione del ben più famoso cipresso comune (Cupressus sem-
pervirens), il cui areale di indigenato si colloca in un’area dell’attuale Grecia.
Le sue caratteristiche di estrema frugalità, che lo designano come specie in grado di
adattarsi a qualsiasi tipo di terreno (purché nella zona del Lauretum o, al limite, nella sot-
tozona calda di quella del Castanetum), ne hanno fatto un albero attivamente esportato
ed adibito a molteplici destinazioni: da pianta di confine ad albero tipico dei cimiteri, da
specie impiegata nel rimboschimento delle argille a specie quanto mai idonea per la costi-
tuzione di filari alberati lungo i viali. Allo stesso modo, la pianta è apprezzata anche per la
produzione di legname, per quanto essa sia caratterizzata da ridotti incrementi periodici di
massa legnosa. Si tratta di un legname quanto mai durevole, grazie anche alla presenza
di oli essenziali come l’oleum cipressi, che gli conferiscono fra l’altro un gradevole profu-
mo. L’impiego del legno di cipresso è di vecchissima data: narra la tradizione biblica, ad
es., che il pavimento del palazzo di re Salomone era rivestito di legno di cipresso.
La specie sin da epoca remota è associata al culto dei defunti, caratteristica questa
ripresa direttamente dalla mitologia greca, che narra di Cyparissos, un giovane che, di-
sperato per aver ucciso involontariamente un cervo sacro, invocò la morte dal dio Apollo;
questi non lo esaudì, ma, mosso a compassione, gli concesse di poter piangere in eterno
il suo dolore trasformandolo in cipresso, dal cui tronco scendono come lacrime gocce di
resina. La tradizione greca fu mutuata dalla civiltà occidentale, i cui cimiteri sono caratte-
rizzati dalla presenza di numerosi alberi di Cipresso; nei Paesi anglosassoni la specie è
sostituita dall’affine Calocedrus decurrens.
Stante la antichità della prima importazione e l’universalità della sua diffusione, è og-
gi molto difficile, se non impossibile, trovare dei riferimenti che permettano di collegare in
maniera esclusiva l’attuale distribuzione della specie arborea alla diffusione che gli anti-
chi Greci ne fecero per primi migliaia di anni fa, anche perché il cipresso comune è stato
successivamente oggetto di una grande espansione ad opera dell’uomo.
Il fragno
Ben diverso è il caso di alcune specie quercine, dalla cui particolare
distribuzione è molto agevole risalire alla genesi dei loro popolamenti
sul nostro territorio nazionale e metterli in relazione ad importazioni
avvenute ad opera degli antichi Greci.
Si tratta di alberi per i quali l’interesse a fini produttivi è andato via
via scemando nel corso dei secoli, al punto che il loro legname non è 8
oggi più utilizzato. Forse anche per questo motivo tali alberi sono rima- n.
sti localizzati, in Italia, presso le zone dell’antica importazione operata - III
dai Greci oltre duemila anni fa.
Anno
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