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Il lavoro e la festa: il ciclo del vino nella Roma Antica
Per quanto concerne il rituale di questa giornata, esso vede l’offerta
primiziale a Giove d’un boccale di vino nuovo (calpar), quindi la bevanda
può essere consumata e commerciata. Il giorno è pertanto fastus, lavora-
tivo, a sottolineare un uso quotidiano e non festivo del bere e il fatto che
ci si deve dedicare alla vendita del prodotto dopo il semplice assaggio.
Rimanendo nello specifico ambito religioso per quel che concerne la
produzione e la fruizione del vino, si evidenzia una particolare mentalità
diffusa nella Roma più antica, per la quale si condannava l’uso di sostan-
ze inebrianti, come ogni pratica estatica, in quanto pericolosa forma di
de-mentia. Il segno di questo rifiuto, almeno nello stretto ambito della ri-
tualizzazione del ciclo del vino, è dato dalla presenza costante di Giove,
che in ogni fase del processo impone i suoi valori: l’equilibrio, la calma,
un ideale di salus derivante da un ordine insieme fisico e cosmico, del
quale egli è garante in quanto personificazione dello Stato romano.
Certamente compare anche Venere, visto che si tratta pur sempre di un
qualcosa di piacevole, ma così come si accenna alla sua presenza, si sente
il bisogno di indicare la presenza del dio sommo, a salvaguardia di un
equilibrio che la dea potrebbe alterare con la sua gratia. Schilling traduce
questo termine con charme, che indica tanto la seduzione quanto la fasci-
nazione, sconfinando nel campo del magico come dell’azzardo, rischio
al quale può porre rimedio solo Giove con la sua presenza rassicurante.
Consideriamo infine che non è il solo ciclo del vino ad avere una va-
lenza religiosa, ma ogni altra produzione alimentare, elemento essen-
ziale per la sopravvivenza dell’urbe. La cosiddetta terza funzione indivi-
duata da Dumézil per quel che concerne la tradizione indoeuropea, ha
in generale la medesima importanza della altre due, quella magico-giuri-
dica come quella guerriera, ma a Roma in particolar modo acquista una
dignità superiore. Pensiamo ad esempio al valore del tempio di Vesta
col suo sacro fuoco, nel cui ambito si volgeva il ciclo di celebrazioni de-
dicate alla dea, fra il 7 e il 15 giugno. Questo aveva inizio con l’apertura
del penus e si concludeva con la pulizia dell’edificio e con la sua chiusu-
ra. La sua costruzione è attributa a Numa, e Ovidio spiega la sua forma
circolare al fatto che, identificandosi col globo terrestre, ne ripropone
la forma e la centralità nell’universo (Ovid. Fast., 6, 263 ss.). Le Vestali
Anno
godevano di prestigio e di privilegi: scelte fra bambine tra i 6 e i 10 anni
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