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Danni alluvionali in Puglia: non dimentichiamoci della difesa del suolo
Lamasinata. Il bacino montano del Valenzano fu determinato in una
superficie di 59 kmq, il Montrone in una superficie di 28 kmq, il Picone
di 250 kmq e il Lamasinata di 220 kmq. Tali bacini montani, del versan-
te adriatico, giacciono tutti nella provincia di Bari nei Comuni di
Acquaviva delle Fonti, Casamassima, Santeramo in Colle, Montrone,
Canneto, Cassano Murge, Palo del Colle, Bitetto, Binetto, Grumo
Appula e Toritto.
Con D.P. del 18 dicembre 1952 di Luigi Einaudi, venne istituito il baci-
no montano del fiume Lato che, sul versante ionico, si estende sia in pro-
vincia di Taranto che in quella di Bari e in minuscola parte anche in quella
di Matera. Complessivamente ha una superficie di 710 kmq negli agri di
Santeramo in Colle, Gioia del Colle, Castellaneta, Laterza e Matera.
I bacini idrografici del versante adriatico, nell’insieme, hanno una
forma a ventaglio largo con rete idrografica abbastanza ramificata nelle
propaggini più elevate e da pochi collettori più o meno rettilinei nelle
quote più basse.
Di circa 800 kmq è la somma delle aree dei quattro bacini idrografi-
ci; di questi i torrenti Lamasinata ed il Valenzano hanno l’asta principa-
le più lunga potendo raggiungere la lunghezza di circa 42 chilometri; il
Picone, invece, è lungo circa 33 km. La pendenza media dell’asta prin-
cipale è dell’1,364% nel caso del Picone, dove assume il valore più ele-
vato, e dello 0,683% nel caso del Valenzano che, invece, risulta il collet-
tore più mite. Il suolo, prevalentemente, è destinato ad attività agro-sil-
vo-pastorali; però, mentre nelle aree costiere e comunque di bassa quo-
ta, abbondano le coltivazioni dell’ulivo, del mandorlo e della vite, nei
territori più alti persistono anche le attività silvane e zootecniche. Qui,
infatti, non è raro trovare formazioni boschive sia di origini naturali che
antropiche che si alternano a pascoli nudi o arborati.
Questi ultimi terreni, che rappresentano una buona quota dell’alto-
piano Murgiano, unitamente a quelli derivanti dai disboscamenti e dis-
sodamenti operati nel secolo scorso, non avendo alcun potere di tratte-
nere le acque zenitali, sono stati additati come una delle principali cau-
se dei fenomeni di allagamento della città di Bari.
È per questo che dopo l’alluvione del 1926 i pubblici poteri si attiva-
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rono per cercare le soluzioni più adatte al problema; infatti, dopo la le-
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