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Civiltà, inciviltà e biodiversità
2003 è stata forestata, nel comune di Ro Ferrarese (FE), una superficie
di circa 5,5 ettari, su terreno demaniale e fino ad allora destinato alla
pioppicoltura.
Per la prima volta sono stati adottati criteri innovativi nella realizza-
zione di questo arboreto. A parte la disposizione non più rettilinea dei
filari, ma ad onda sì da non configurare un impianto artificiale ma una
situazione simil-naturale, sono stati lasciati corridoi liberi per consen-
tire alle piante di godere di una maggiore esposizione alla luce e quin-
di maggiori garanzie di sopravvivenza. La funzione dei corridoi liberi e
dei margini ampi consente anche di ottimizzare le operazioni di raccol-
ta dei frutti forestali, facilitando tutti gli interventi colturali (un bosco
giovane artificiale ha bisogno di tante cure, come un bebè), nel rispet-
to delle esigenze ecologiche delle singole specie. Oltre ai margini ampi
e ai corridoi, sono state create anche delle superfici ellissoidali molto
grandi, per consentire la colonizzazione a quelle specie animali che ne-
cessitano di spazi liberi ai margini del bosco e per ottimizzare la pro-
duzione e soprattutto la raccolta delle ghiande, quando le querce pro-
durranno frutti.
Anche la composizione è molto varia in quanto sono state messe a
dimora ben 22 specie, di cui 9 arboree e le altre arbustive. Ben lontani i
tempi quando si utilizzava un’unica specie! Sono tutte provenienze au-
toctone (pianura padana centro-orientale) e la dislocazione è stata stu-
diata in modo tale da favorire la fruttificazione delle singole specie.
Ma l’aspetto più importante e che rappresenta un elemento di rimar-
chevole novità nel panorama italiano e, forse, europeo, è che ogni spe-
cie è rappresentata con almeno 30 piante madri, in grado di garantire
una notevole diversità e variabilità genetica: la disposizione planimetri-
ca è tale da simulare una replica dei boschi di origine e di consentire il
massimo rimescolamento genetico.
Vengono aggiunte saltuariamente nuove porzioni di bosco e si stima
che tra alcuni anni la superficie rimboschita raggiungerà la considerevo-
le cifra di 30 ettari circa. Se si paragona questo valore con i “coriando-
li” di bosco relitto oggi esistenti in pianura padana, dove sono stati pre-
si in considerazione anche boschi di pochi ettari, ci si rende conto che
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verrà costituita una superficie boscata più grande di molte tra quelle
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